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giovedì 21 maggio 2015

C'è odore di soldi pubblici? Ricompaiono i professionisti del progetto pronto!

www.bastardidentro.it

Il piano per l’Isola in 67 milioni di euro. La delibera del Comune presentata a Palazzo Chigi 

Con una delibera pronta, approvata meno di 24 ore prima dell’incontro, gli amministratori di Taranto si sono presentati al Governo. A Palazzo Chigi, ieri pomeriggio, si è svolto l’incontro propedeutico all'insediamento del Tavolo interistituzionale permanente per l'Area di Taranto. Ma nonostante fosse ancora un appuntamento interlocutorio Taranto ha sfoderato il suo asso nella manica. Un documento che, ricevuto l’ok dalla giunta comunale di Taranto, elenca nel dettaglio e nel concreto cosa si vuole e si deve fare per salvare la città vecchia dai crolli e lanciarla nel panorama dei centri storici risanati e brulicanti di cultura e di giovani. Non a caso la delibera è stata intitolata “Programma di interventi per il recupero la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia di Taranto”. Uno scrigno nel quale sono contenuti i progetti individuati come fondamentali per l’obiettivo: il recupero del centro storico.
La delegazione del municipio, capeggiata dal primo cittadino Ippazio Stefano con il vicesindaco Lucio Lonoce e il segretario generale, ha portato questo faldone all’attenzione del Governo. Non un libro dei sogni, ci tengono a specificare, ma uno scadenzario di luoghi e attività, con la specifica di lavori e relative spese. Per un totale di quasi settanta milioni di euro. Il programma è articolato, l’importo esatto pari a 67.331.860 euro.
Il tavolo interistituzionale a Roma è previsto dalla legge per Taranto, più nota come decreto Salva Ilva approvato alla vigilia dello scorso Natale. «Sappiamo che la legge è una leva per lo sviluppo della città di Taranto. Sta a noi però presentare i progetti e recuperare i finanziamenti». E così, il Comune si avvantaggia con un piano interamente focalizzato sull’Isola. Che prevede due tipi di interventi: la dotazione strutturale delle opere di urbanizzazione (strade, fogna, acqua, gas e banda larga sono i punti cardine) e il recupero dei palazzi e delle case fatiscenti, di pregio e non. Per citare qualcuna di queste opere c’è il progetto già pronto per la realizzazione della Casa dello studente e tutti quei servizi connessi all’università. Poi ci sono ristrutturazioni di palazzi, come Palazzo Troilo e Palazzo Carducci. Compresi, dunque, quelli che non sono stati completati con i finanziamenti Urban. In quei casi si sono anche adeguati i programmi di intervento con le norme antisismiche aggiornate.
Il sindaco tiene a ribadire: «Sono progetti pronti. Vogliamo ristrutturare e indichiamo anche quali palazzi ristrutturare», aprendo alla possibilità - che appare una scontata necessità - di una collaborazione pubblico-privata, nel segno di project financing. Nel piano sono inoltre compresi recuperi anche in senso abitativo di alcune porzioni dell’Isola.
Il tavolo sarà poi costituito ufficialmente a breve giro, assicurano da Palazzo Chigi, forse con l'emanazione di un Decreto della presidenza del consiglio dei ministri “ad hoc”.
“Con la riunione di ierisi è messa in moto la macchina interistituzionale che dovrà coordinare, in una strategia comune, gli interventi ad ampio spettro destinati alla riqualificazione integrale del territorio, per il suo rilancio ambientale e produttivo”, si legge in una nota del Governo. Durante il confronto - presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti affiancato dal segretario Generale Paolo Aquilanti - “è stato tracciato il quadro delle linee di intervento per la ripartenza dell'Area di Taranto e per la risoluzione delle problematiche esistenti: dal rilancio industriale al recupero della città vecchia e dell'Arsenale, dalla riqualificazione del patrimonio scolastico al Porto, dalle bonifiche alle infrastrutture”.
“Uno degli obiettivi su cui il governo punta con forza - si legge nella nota di Palazzo Chigi, è poi quello di valorizzare la funzione logistica di Taranto come elemento centrale dei collegamenti euro-mediterranei”. «Le risorse per affrontare questa sfida - ha osservato De Vincenti - ci sono. Il tema è quello di una loro utilizzazione ottimale». (Quot)

giovedì 16 aprile 2015

Qualcuno ha visto un piano?

Un piano per rilanciare la città vecchia di Taranto

A poco più di un mese dal varo dalle legge (la numero 20 del 4 marzo scorso) sull’Ilva e su Taranto, il Comune stringe sul piano per il recupero e la valorizzazione della Città vecchia da presentare al ministero dei Beni culturali. Piano che dovrà essere portato nella prima seduta del Tavolo istituzionale di Palazzo Chigi di cui si attende a breve la convocazione. Accanto al rilancio dell’Ilva, infatti, la legge fa leva su sviluppo del porto, bonifica ambientale, Città vecchia e trasformazione di una parte dell’Arsenale della Marina come museo di archeologia industriale come percorsi nuovi per Taranto. Il tutto da inserire in un Contratto istituzionale di sviluppo, di qui il tavolo di Palazzo Chigi.
«La valorizzazione culturale dovrà caratterizzare il piano per la Città vecchia – osserva il sindaco Ezio Stefàno -, ma noi abbiamo anzitutto bisogno di ricreare in questa parte di Taranto condizioni di vivibilità». I problem i più stringenti riguardano fognature e rete idrica. E ancora – dice il sindaco –, «se vogliamo che la Città vecchia riparta e attragga nuove attività, è indispensabile anche la banda larga».
Il comune ha stimato che costerà circa 3 milioni rifare le condotte idriche e fognanti. E se i fondi non verranno dal governo, sarà il comune a reperirli nel suo bilancio. Così come se il governo non reputerà coerenti con gli obiettivi della legge le scelte progettuali del comune, scatterà da parte di quest'ultimo un'altra proposta: il restauro dei palazzi storici Carducci e Troylo e dell'ex complesso Monteoliveto messo all'asta dall'Agenzia del Demanio.
Intervenire su ciascun palazzo (si parla solo di Carducci e Troylo) costa circa 7 milioni e il comune sta ora completando l’adeguamento dei vecchi progetti. Il Comune vuole farne centri per le associazioni e luoghi di cultura in modo che ci sia fruzione pubblica. Agli interventi del Comune si affiancherebbero quelli dei privati (ma Confindustria Taranto sollecita un piano unico per la Città vecchia), dell'Autorità portuale che, con fondi propri, sistemerebbe la zona a mare che va dal molo San Cataldo al Castello aragonese (lo studio di fattibilità sarà pronto il 5 maggio) e dell'Arcidiocesi, che ha presentato al ministro Dario Franceschini un progetto per il recupero della chiesa della Madonna della Salute. (Sole24h)

mercoledì 14 gennaio 2015

Pronti per la ri(de)generazione urbana delle tartarughe e delle sirene!


Quando si parla di Task Force e Sinergie a Taranto c'è sempre puzza di gran corsa al magnamagna pubblico-privato. Un sospetto difficile da allontanare quando si sa che qui, da cent'anni e più, ogni volta che lo Stato apre i rubinetti a Comune e co. spuntano come mummie dai sarcofagi le mani sulla città e le proposte "creative" di chiunque abbia fiato e corde vocali per dirne una qualsiasi.
Quando c'è aria di una bella "sfilata di stato", i comunali tirano fuori dalla naftalina il vecchio cappotto Blandino e se lo infilano, magari con qualche lustrino accumulato nel tempo tipo il famigerato piano Bohigas o le comicità della ri(de)generazione urbana.
Il Comune delle Tartarughe e delle Sirene ci ha sempre stupito con effetti speciali assolutamente controproducenti e ora si presenta con una squadra di anziani tecnici decimati dall'asma da Ilva e dal blocco delle assunzioni, con i futuribili bandi per professionisti noti pubblicati in sordina, con archivi decimati dai tarli e dalla muffa in cui ogni ricerca è vana, con degli assessori a cambio stagionale o semestrali come le auto del fu Daddario.
Intanto godiamoci quest'articolo del giornalista amico di confindustria, che pompa entusiasmo e libera tutti da ogni peccatuccio del passato con frasi degne della migliore Democrazia Cristiana tipo: "il meglio dei progetti sviluppati nell’arco di trent’anni e rimasti largamente compiuti per mancanza di fondi da parte dell’ente locale, per le oggettive difficoltà del restauro e per l’estrema parcellizzazione della proprietà privata
Un capolavoro di cerchiobottismo per una realtà come la Città Vecchia, dove le case che crollano sono quelle del comune (che ne detiene il 70% di tutto il costruito... altro che frammentazione privata!). Rinverdisce il piano Blandino che di anni ne ha quasi 50 (attualissimo!), e si evoca una qualsiasi, fatale mancanza di fondi  e/o la "difficoltà del restauro" (quale?), per coprire tutti i soldi sperperati, l'incapacità dei tecnici o le commesse ad imprese inadeguate (per usare un termine politicamente corretto, ma varie inchieste ne suggerirebbero ben altri).
La ciliegina sulla torta è quel "rimasti largamente compiuti" che lascia aperta l'ambiguità tra il peccato che siano quasi completamente realizzati o il lapsus di un "incompiuti" monco che avrebbe fatto sembrare ancora più ridicolo il comune che spara raffiche di progetti e poi partorisce topolini per tartarughe.
Come Achille, infatti, le giunte tarantine inseguono il loro tartarugario, che già puzza prima di nascere, e sa lì a testimoniare gli ultimi decenni di attenzioni e pianificazione, insieme ai palazzi depredati e crollati.
Ne vedremo delle belle!

Taranto, piano unico per la Città vecchia

I tempi sono stretti e il Comune di Taranto vuole essere pronto per presentare una proposta sulla Città vecchia al ministero dei Beni culturali non appena il decreto sull’Ilva e su Taranto, attualmente al vaglio del Senato, diverrà legge. Fra gli interventi per la città, il recupero della parte antica di Taranto, che è tutta sul mare, è probabilmente il più importante. Il Comune pensa ad una proposta che riunisca il meglio dei progetti sviluppati nell’arco di trent’anni e rimasti largamente compiuti per mancanza di fondi da parte dell’ente locale, per le oggettive difficoltà del restauro e per l’estrema parcellizzazione della proprietà privata. Alla sintesi lavorerà una task force formata dai tecnici dei vari assessorati: Città vecchia, Urbanistica, Lavori pubblici e e Patrimonio. Quando si parla di ritorno alle progettualità esistenti si parla soprattutto del piano Blandino - il primo ad essere messo in campo per la Città vecchia - e di quello dell’architetto spagnolo Bohigas, che si è già occupato del ripristino di altri centri storici. Il tutto - osserva il Comune - puntando sul coinvolgimento del partenariato, da Ance e Confindustria all’Arcidiocesi, e prevedendo anche il rifacimento delle reti impiantistiche che nella Città vecchia si presentano molto deteriorate. In verità, quasi un anno fa Ance e Confindustria avevano provato a costruire col Comune un’alleanza per la Città vecchia, ma il discorso, al di là dell'interesse manifestato dalla parte pubblica, non è mai decollato. Adesso si riparte. «Al nuovo tavolo istituzionale - osserva Antonio Marinaro, presidente di Ance Taranto - la città deve arrivare con concretezza, capacità propositiva e progetti realizzabili. In un quadro complessivo dobbiamo unire azione pubblica e privata». «Ci sono molte idee da riprendere e molte altre da rivedere anche perchè negli anni - sottolinea Leonardo Giangrande, presidente di Confcommercio Taranto - il profilo dell’Isola è radicalmente mutato: è drasticamente diminuita la popolazione, dai 15800 abitanti del 1969 si è arrivati ai 2400 di oggi, ci sono stati crolli a ripetizione, hanno chiuso diverse attività commerciali e il patrimonio storico e culturale si è deteriorato. L’unico intervento è stato l’insediamento dell'Università, che però ha rilanciato solo una parte dell’Isola».
Oltre alla Città vecchia, c’è attenzione anche sui lavori per il porto, altro intervento del decreto legge. Consegnata all’antivigilia di Natale, non corre rischio di stop la prima opera del pacchetto relativo al terminal container Evegreen. Si tratta dell’adeguamento della banchina per 48,740 milioni. Dopo non aver concesso la sospensiva, il Tar di Lecce ha anche respinto nel merito il ricorso di alcune imprese contro la nuova assegnazione fatta a fine agosto dall’Autorità portuale. Sono invece fermi i dragaggi dei fondali (51,867 milioni) che dovevano essere consegnati ad Astaldi il 5 gennaio ma due imprese (la seconda e l’ultima classificata) hanno chiesto la sospensiva al Tar. L’udienza è attesa intorno al 20 gennaio. (Sole24h)

sabato 10 maggio 2014

Il degrado quotidinano protocollato!

COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2014
Conferenza stampa degli abitanti della città vecchia di Taranto.






Sono passati più di ottant’anni da quando, con un colpo di piccone, il regime fascista inaugurò la politica di distruzione del centro storico di Taranto, mascherandola con le esigenze del “risanamento”. La demolizione del pittaggio Turripenne, insieme al quale caddero a centinaia, case, slarghi, postierle, vicoli e chiese, rappresentò piuttosto l’esigenza di svuotare l’isola del suo contenuto umano e sociale più formato e combattivo, dove più forti erano il radicamento territoriale e la coscienza popolare. Politiche che anche nell’era democratica, purtroppo, non hanno mancato di sferrare i loro colpi mortali all’isola, con la diaspora degli abitanti della città vecchia costretti ad emigrare verso altri quartieri dormitorio in seguito ai crolli (tra tutti quelli di Vico Reale nel 1975 e, non ultimo, quello di vico Fanuzzi previsto ormai da anni in seguito ad una richiesta protocollata in data 15 ottobre 2012 – documento e foto in allegato - ) e l’abbandono coatto di pesca, tradizioni, socialità, memoria storica.

Questa operazione giunge sino ai giorni nostri con interventi di cosiddetto “restauro urbano”: dai Piani Urban alla cosiddetta “Rigenerazione Urbana” nulla, infatti, rimane dei roboanti proclami di recupero ambientale e socio culturale del centro storico e, nel mentre si continuano a sostenere scellerati progetti di ampliamento ad est (da Sircom al San Cataldo passando per Cimino - Auschan), la città vecchia continua a crollare pezzo dopo pezzo, i suoi vicoli ad essere murati, il suo enorme patrimonio storico artistico e culturale ad essere disperso o svenduto.

A causa dell’abbandono e del degrado delle condizioni urbanistiche e architettoniche dell’isola e a causa dell’interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata, gli abitanti della città vecchia denunciano le precarie condizioni igieniche nelle quali vivono -  peggiorate dalla presenza di animali e insetti - richiedendo attenzione su una situazione costretta a degenerare.

A nulla servirà il monumento bronzeo celebrativo al carabiniere, voluto da Sindaco e Giunta Comunale per riportare il senso dello Stato e della legalità tra i vicoli, interpretando i sentimenti di non si capisce quale popolazione. Soldi pubblici sprecati, in questo particolare momento storico ed in un quadro talmente emergenziale, per un’opera che appare tanto incomprensibile quanto inutile. La volontà popolare si esprime a sfavore della suddetta opera proponendo di reinvestire quei soldi in opere di riqualificazione, seppur minime, della piazza retrostante la chiesa di San Giuseppe laddove emerge la necessità di avere spazi di aggregazione di socialità ad oggi inesistenti o inutilizzati:  i campi da calcio della San Giuseppe e il teatro della chiesa potrebbero ritornare ad essere vissuti e gestiti dalla popolazione.
E’ volontà popolare che i campi di calcetto siano aperti per più ore durante la giornata e che l’accesso sia gratuito per i bambini che non hanno altri spazi per giocare. È volontà popolare riqualificare il teatro della chiesa utilizzandolo quotidianamente come luogo di socialità per tutte le età e nel quale poter realizzare attività ludiche e ricreative.

PER LA REALE RIGENERAZIONE DEL QUARTIERE I SOLDI PUBBLICI DEVONO ESSERE INVESTITI SECONDO LA VOLONTÀ POPOLARE.

I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto contro l’abbandono e il degrado dell’isola.

giovedì 8 agosto 2013

L'ISOLA CHE VOGLIONO!


Agli organizzatori de "L'ISOLA CHE VOGLIAMO", alla Confcommercio e a tutti coloro che in questi giorni stanno sbandierando una inutile e propagandistica campagna contro ciò che LORO definiscono abusivismo. ABUSO È ALTRO.

"L'ISOLA CHE VOGLIONO!
Come sempre, dietro ogni iniziativa di "valorizzazione" della città vecchia si nascondono le solite speculazioni. Lo si poteva immaginare dato che il maggior finanziatore dell'evento da quando è iniziato, ha comprato interi lotti a prezzi irrisori.
Avevamo immaginato che l'evento sarebbe servito a ghettizzare e criminalizzare ancora una volta gli abitanti storici del quartiere, con il chiaro intento di essere legittimati ad allontanarli. Ci pare assolutamente provocatorio pretendere che gli abitanti del quartiere non si autorganizzino per cercare di procurarsi una forma di reddito seppure temporaneo e saltuario. Le dichiarazioni del questore in merito alla presenza di ambulanti sono in assoluta controtendenza rispetto a qualunque politica di argine della microcriminalità se non si risolvono i problemi principali della città vecchia: la mancanza di servizi sociali e sanitari, mancanza di spazi di aggregazione, interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata e non ultimo le condizioni urbanistiche e architettoniche che fanno da cornice ad un premeditato degrado economico e sociale. Le speculazioni in atto nel quartiere mirano a renderlo una vetrina così come si è già fatto in altri centri storici del sud Italia, senza alcuna salvaguardia per gli abitanti storici del posto nei quali risiedono le reali tradizioni del luogo. Non ci piace un'idea di valorizzazione del quartiere fatta di alberghi e ristoranti lussuosi in cui non c'è spazio per il tessuto sociale attuale del quartiere. Pretendiamo una valorizzazione del quartiere che miri a renderlo abitabile per chi già vive in case fatiscenti, che riconosca negli abitanti del quartiere la sua principale ricchezza, che ritorni un luogo in cui incontrare le proprie radici.
Non è assolutamente possibile rivalorizzare un quartiere con 4 eventi all'anno durante il mese di agosto: la città vecchia è di chi la abita e la sua valorizzazione DEVE ESSERE QUOTIDIANA.

LA CITTÀ VECCHIA È DI CHI LA VIVE!
RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA ISOLA, RIAPPROPRIAMOCI DELLE NOSTRE RADICI.

Comitato di Quartiere Città Vecchia"

sabato 23 febbraio 2013

Speriamo che non resusciti!

Cancellato il progetto del parcheggio sotto la Rotonda del Lungomare

Cancellato il Parcheggio sotto la Rotonda di Lungomare dal piano triennale delle opere pubbliche. Una buona notizia per  Legambiente che ha sempre contrastato il progetto ritenendolo un'idea vecchia, sbagliata e dannosa.
Non solo. Si trattava di una scelta in palese contraddizione con quella  relativa alla costruzione di due aree di parcheggio di interscambio, poste ai margini della città, in località Cimino e Croce, destinate  nelle intenzioni  a ridurre i flussi di traffico veicolare privato e a rilanciare quello pubblico. Quanti automobilisti le avrebbero utilizzate sapendo che avrebbero potuto arrivare direttamente in auto in pieno centro dove avrebbero trovato ad attenderli un megaparcheggio alla Rotonda? 
Come dimostra l’esperienza di tante città italiane ed europee, la costruzione di nuovi parcheggi nel centro delle città  produce un automatico incremento del traffico automobilistico privato. La conseguenza è un maggior inquinamento atmosferico. Non è di questo che Taranto  ha bisogno, ma del suo esatto contrario: minor traffico e minor inquinamento.
Senza andare lontano, a Bari, soli 90 km di distanza dalla nostra città si è sperimentato con successo un  piano urbano della mobilità con ampi parcheggi ai margini del centro cittadino (non all’interno !) ed un servizio efficiente di mezzi pubblici di superficie, con corsie preferenziali per i bus urbani, navette veloci verso il centro e piste ciclabili con il sistema del bike&ride.
Al Comune di Taranto chiediamo di continuare sulla strada giusta: la strada di una mobilità urbana che privilegi il mezzo pubblico, la ciclabilità e la pedonalità. (Legambiente)

giovedì 31 gennaio 2013

I panzer sulla Città Vecchia

Ed ecco ormai svelata la manovra speculativa dei palazzinari tarantini, l'unica industria alternativa a quella multinazionale. Bloccati da una città in contrazione dove non si vende manco più una cuccia per cani, i palazzinari si sono uniti per marciare sulla città vecchia e annodare il cappio della speculazione intorno al patrimonio comunale sull'isola, che ammonta ad oltre il 70%.
Un patrimonio, lo ricordiamo, che non viene da donazioni ma da espropri e deportazioni di massa fatti nel nome del risanamento e solo per metà portati a termine.
Ora, dopo decenni di incuria, i palazzinari si presentano con il cilindro e il bastone a bussare alla porta di Stefano, il più debole e ignavo dei sindaci che la città abbia mai avuto per chiedere i suoi gioielli in cambio di un tozzo di pane: qualche appartamento da cedere a canone agevolato per una ventina d'anni.
Già negli scorsi anni questa manovra era partita con il peggior progetto di rigenerazione urbana che sia stato prodotto da un comune pugliese dopo il varo della legge regionale. Talmente sfacciato nelle sue intenzioni speculative da essere bocciato dalla Regione per ben due volte.
Alla fine, forti del panico da Ilva e dietro l'incalzare dei crolli, i palazzinari hanno ottenuto il piano e ora parte la manovra di aggiramento per chiamare gli investitori allocchi d'Italia per finanziare abbattimenti e ristrutturazioni all'insegna di una qualità edilizia a prova di geometra di provincia.
Sono andati a dipingere gondole sulle rive del Mar Piccolo per vendere come possibile paradiso immobiliare il centro delle contraddizioni della città meno turistica d'Europa.
Forse chi ha detto che al peggio non c'è mai fine era di queste parti...


Taranto e il suo patrimonio al centro prossimo EIRE a Milano. Marinaro: “Progetto che valorizzi isola antica”

Taranto e il suo patrimonio immobiliare al centro di un incontro tra i vertici di ANCE Confindustria locali e Antonio Intiglietta presidente di EIRE, una delle più grandi fiere internazionali del Real Estate che si tiene ogni anno a Milano. In poche parole il grande business del patrimonio immobiliare che ogni anno in primavera viene posto all’attenzione dei grandi investitori e dei grandi Fondi d’investimento del settore.
DIGITAL IMAGEUn appuntamento che quest’anno si svolgerà dal 4 al 6 giugno e che su 25mila metri quadrati di superficie espositiva presenterà sui tavoli di intermediazione immobiliare internazionale anche una fetta della Puglia da valorizzare e probabilmente una importante porzione di Taranto con la possibilità di mettere in vetrina potenzialità immobiliari che potrebbero riguardare diversi settori: dal turistico-ricettivo al retail e commerciale, dai centri storici da rivalutare al social housing al terziario e residenziale.
«Stiamo valutando l’ipotesi di presentare un progetto che valorizzi il sistema Taranto partendo dai programmi di rigenerazione urbana che dovranno riguardare al più presto l’isola antica – dice Antonio Marinaro, presidente di ANCE Taranto – ma siamo più che mai convinti che la vetrina che il territorio, compresa la sua provincia, potrà conquistare in ambito internazionale sia anche un ottima occasione per non svendere o peggio ancora lasciare in abbandono vaste aree di pregio consentendo così agli operatori, ad esempio, di agire con il pubblico per valorizzare al meglio il patrimonio».
Così ANCE candida autorevolmente Taranto ad EIRE 2013, forte dell’impegno regionale per una presenza qualificata delle potenzialità del sistema Puglia nel campo della trasformazione urbana e valorizzazione dei patrimoni immobiliari pubblici.
Ambizioso progetto condiviso anche da Antonio Intiglietta che non esclude nel book elettronico del “The Best of Italy” (stilato ogni anno dall’organizzazione dell’EIRE e sottoposto all’attenzione degli investitori internazionali- ndr) una presenza più che qualificata della progettualità made in Taranto.
Un appeal che sembra essere confermato anche dall’alto valore di patrimonio demaniale e pubblico immediatamente disponibile alla riqualificazione.
Taranto, seconda solo a Roma in termini di beni demaniali, potrebbe essere dunque uno dei laboratori più interessanti dell’EIRE di quest’anno e attrarre così opportunità capaci di ridisegnare il futuro della provincia ionica. Città come Bologna, Torino e vaste aree di territorio della Toscana hanno già segnato importanti best practice in questo settore. Ma anche al Sud esistono esempi virtuosi come quello dell’isola di Ortigia a Siracusa totalmente recuperata grazie ad una serie di interventi di tutela e recupero del centro storico.
«Ma noi saremo in grado di attrarre investimenti – ha detto Intiglietta – solo se saremo capaci di presentare progetti maturi, con capacità gestionale certa e interlocutori certi».
Insomma, le valorizzazioni riuscite e i modelli vincenti chiamano a responsabilità non solo chi progetta e investe, ma anche e soprattutto le istituzioni e gli enti locali chiamati a sostenere le leve del cambiamento.
Alla riunione, a tal proposito, erano presenti l’assessore al patrimonio del Comune di Taranto, Barbara Scozzi, il sindaco di Palagianello, Labalestra e gli assessori al turismo e ai lavori pubblici del Comune di Castellaneta, Angelillo e Rubino.
Nel corso dell’incontro è stata ufficialmente chiesta ai rappresentanti degli enti locali presenti la possibilità di un confronto più serrato con le amministrazioni comunali al fine di poter coordinare un gruppo di lavoro che lavori sulla individuazione dei progetti da presentare ad EIRE 2013 nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Regione Puglia alla quale ANCE Taranto ha aderito. (Quotidiano Italiano)

venerdì 20 gennaio 2012

L'archeologia del contemporaneo, ovvero l'idiozia!

Come la tela di Penelope, ecco la difesa d'ufficio di Nistri, assessore al (sotto)borgo antico: l'asfalto su via Duomo chiude i lavori dell'acquedotto (ente a partecipazione pubblica che funziona coi soldi dei cittadini)e li passa al comune che lo rimuoverà (a spese dei cittadini) per risistemare le chianche...
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!


CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso

E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)

mercoledì 18 gennaio 2012

Asfalto storico

CITTA’ VECCHIA – Addio chianche, colata di asfalto in via Duomo e piazza Castello

L'asfalto su via Duomo.
La promessa era stata chiara: in via Duomo sarebbe stata riportata alla luce l’antica pavimentazione del borgo antico fatta di chianche (leggi QUI il nostro post con l’annuncio fatto a dicembre 2010). La realtà testimoniata dal nostro Gianpiero Romano, visibile nella foto che riportiamo, però è ben diversa ed è un vero pugno nello stomaco per tutti coloro i quali amano questa città, l’Isola e la sua storia. Tanto il tratto iniziale di via Duomo, che un’area di piazza Castello adiacente al ristorante 74Cento sono stati ricoperti con una colata di asfalto che, per assurdo, è andata a coprire anche quel po’ di antico basolato che era presente in entrambi i siti. Su via Duomo è probabile che gli operai dell’Acquedotto Pugliese che stanno svolgendo i lavori, non abbiano trovato chianche sotto il manto stradale, poiché queste furono asportate diversi anni fa da quel tratto di strada, ma nell’annuncio si faceva riferimento al ripristino delle chianche fino alla sede universitaria del Convento di San Francesco, cosa che lasciava presagire prima di tutto la conoscenza dello stato di fatto della pavimentazione sottostante e, secondariamente, che, in assenza di chianche, si sarebbe provveduto a metterne in sede di nuove con pari caratteristiche. Nulla di tutto questo, solo un impietoso tappetino di catrame a coprire anche ciò che c’era di buono. Un vero sacrilegio ai danni dell’Isola, tanto che abbiamo inoltrato agli assessori alla Città Vecchia Nistri e a quello ai Lavori Pubblici Spalluto le righe che seguono. C’è dell’altro anche rispetto a quanto fu detto poche settimane fa circa la posa di chianche davanti al Municipio (leggi QUI la notizia a riguardo). Anche in quel caso si parlò di ripristino della vecchia pavimentazione e si è scoperto, a lavori ultimati, che si trattava della posa di una fascia di pietra di Trani alla base del marciapiede davanti a palazzo di Città, cosa assai lontana dalle caratteristiche chianche che è possibile ammirare davanti alla Cattedrale di San Cataldo (volendo sperare che non si siano confuse le lastre di pietra bianca di Trani con le chianche nere del centro storico!). Ad ogni modo non possiamo permetterci di perdere speranze in alcuno dei campi che possono determinare il rilancio di Taranto, perciò l’augurio non è tanto che gli assessori rispondano alla nostra e-mail, ma che possano rivedere questa decisione davvero infelice.

Gentili assessori Nistri e Spalluto,
nel dicembre 2010 annunciaste un accordo fra i due assessorati da voi diretti, per ripristinare l’antica pavimentazione in chianche su via Duomo, ma ieri gli operai dell’AQP hanno provveduto ad asfaltare l’intero tratto iniziale della via coprendo anche qualcuna delle poche chianche che c’erano, tanto lì, che in piazza Castello davanti al ristorante 74Cento. Nel caso di via Duomo ci risulta che le chianche prima presenti siano state asportate anni fa, ma ci auguravamo che l’annuncio sottintendesse una conoscenza dello stato della pavimentazione presente o che, in mancanza di chianche in loco, si sarebbe provveduto a posizionarne di nuove e non certo che si asfaltasse tutta la zona. Discorso ancor più grave vale per piazza Castello, dove le chianche sotto all’asfalto ci sono e in parte sono anche state portate alla luce. Anche qui l’asfalto ha coperto tutto o quasi, andando nel senso opposto a quanto da voi previsto e da noi auspicato in ossequio alla storia della nostra Isola.
Vi chiediamo in proposito delle spiegazioni e di fare quanto nelle vostre possibilità per il reale ripristino, o posa, delle chianche nel nostro Borgo antico.
ViviTaranto, rete per lo sviluppo turistico-culturale di Taranto

giovedì 5 gennaio 2012

La deportazione delle cozze

Si va verso il trasloco definitivo in Mar Grande per gli allevamenti del primo seno di Mar Piccolo.
E intanto i mitilicoltori arrancano.