sabato 10 maggio 2014

Il degrado quotidinano protocollato!

COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2014
Conferenza stampa degli abitanti della città vecchia di Taranto.






Sono passati più di ottant’anni da quando, con un colpo di piccone, il regime fascista inaugurò la politica di distruzione del centro storico di Taranto, mascherandola con le esigenze del “risanamento”. La demolizione del pittaggio Turripenne, insieme al quale caddero a centinaia, case, slarghi, postierle, vicoli e chiese, rappresentò piuttosto l’esigenza di svuotare l’isola del suo contenuto umano e sociale più formato e combattivo, dove più forti erano il radicamento territoriale e la coscienza popolare. Politiche che anche nell’era democratica, purtroppo, non hanno mancato di sferrare i loro colpi mortali all’isola, con la diaspora degli abitanti della città vecchia costretti ad emigrare verso altri quartieri dormitorio in seguito ai crolli (tra tutti quelli di Vico Reale nel 1975 e, non ultimo, quello di vico Fanuzzi previsto ormai da anni in seguito ad una richiesta protocollata in data 15 ottobre 2012 – documento e foto in allegato - ) e l’abbandono coatto di pesca, tradizioni, socialità, memoria storica.

Questa operazione giunge sino ai giorni nostri con interventi di cosiddetto “restauro urbano”: dai Piani Urban alla cosiddetta “Rigenerazione Urbana” nulla, infatti, rimane dei roboanti proclami di recupero ambientale e socio culturale del centro storico e, nel mentre si continuano a sostenere scellerati progetti di ampliamento ad est (da Sircom al San Cataldo passando per Cimino - Auschan), la città vecchia continua a crollare pezzo dopo pezzo, i suoi vicoli ad essere murati, il suo enorme patrimonio storico artistico e culturale ad essere disperso o svenduto.

A causa dell’abbandono e del degrado delle condizioni urbanistiche e architettoniche dell’isola e a causa dell’interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata, gli abitanti della città vecchia denunciano le precarie condizioni igieniche nelle quali vivono -  peggiorate dalla presenza di animali e insetti - richiedendo attenzione su una situazione costretta a degenerare.

A nulla servirà il monumento bronzeo celebrativo al carabiniere, voluto da Sindaco e Giunta Comunale per riportare il senso dello Stato e della legalità tra i vicoli, interpretando i sentimenti di non si capisce quale popolazione. Soldi pubblici sprecati, in questo particolare momento storico ed in un quadro talmente emergenziale, per un’opera che appare tanto incomprensibile quanto inutile. La volontà popolare si esprime a sfavore della suddetta opera proponendo di reinvestire quei soldi in opere di riqualificazione, seppur minime, della piazza retrostante la chiesa di San Giuseppe laddove emerge la necessità di avere spazi di aggregazione di socialità ad oggi inesistenti o inutilizzati:  i campi da calcio della San Giuseppe e il teatro della chiesa potrebbero ritornare ad essere vissuti e gestiti dalla popolazione.
E’ volontà popolare che i campi di calcetto siano aperti per più ore durante la giornata e che l’accesso sia gratuito per i bambini che non hanno altri spazi per giocare. È volontà popolare riqualificare il teatro della chiesa utilizzandolo quotidianamente come luogo di socialità per tutte le età e nel quale poter realizzare attività ludiche e ricreative.

PER LA REALE RIGENERAZIONE DEL QUARTIERE I SOLDI PUBBLICI DEVONO ESSERE INVESTITI SECONDO LA VOLONTÀ POPOLARE.

I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto contro l’abbandono e il degrado dell’isola.

venerdì 9 maggio 2014

A proposito di inutilità

Degrado urbano del centro storico di Taranto, manifestazione di protesta contro il Comune di Taranto

SABATO 10 MAGGIO
ORE 10:00
PRESSO I GIARDINI GARIBALDI
CITTÀ VECCHIA DI TARANTO

Conferenza stampa sulla la condizione urbanistica e sul degrado urbano del centro storico di Taranto e contro la manifestazione di interesse indetta dal Comune di Taranto per la realizzazione di un monumento bronzeo celebrativo dell'arma dei carabinieri da situare presso i Giardini Garibaldi.

SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE.
I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto

giovedì 24 aprile 2014

Corsi e ricorsi storici: "aria, spazio vogliamo!"

Ecco un documento dell'immutata relazione schizofrenica dei tarantini con il proprio passato.
Prima si demolisce in nome della pulizia e del progresso.
Poi si piange per la perdita dei beni più preziosi.
Dopo 140 anni, in Città Vecchia, nulla è cambiato!



«Quell'immane massa nera, quello screpolato baluardo, che è la Cittadella, fra non molto non disegnerà più le sue forme titaniche sul cielo della nostra Taranto. I nostri voti sono appagati. Essa non ci ricorderà più i tristi tempi del Medio Evo, tempi di lotte, di sangue e di barbarie, allora quando ogni città era un piccolo regno chiuso, isolato, dominato dalla tirannia d'un signorotto, allora quando l'Italia era straziata dal feudalesimo [...]; fu innalzata per chiudere la città da quel lato, la si atterra per scovrire la città da quel lato. Aria, spazio vogliamo! A terra i baluardi che servivano alla tirannia dei signori e che significavano forza e potere: la forza e il potere che aborriamo. Ora non si ha più bisogno di torri e merli, ora che la febbre di libertà brucia»
(dall'articolo La Cittadella, in «La sferza», anno II, n. 13, 7 ottobre 1883).

Durante la demolizione, il poeta locale Emilio Consiglio scrisse: 

"Or che lotti, benché stanca / contro il ferro che ti sfianca / io per te trovo nel core / un accento di dolore. // E, fra poco, allor che tutto / di te il ferro avrà distrutto, / cercherà, ma invano, il sole / la superba antica mole / ..."

venerdì 28 marzo 2014

domenica 9 marzo 2014

Tra il dire e il fare

Brucia palazzo abbandonato tra San Cataldo e vico Seminario (foto di Angelo Cannata - 9 marzo 2014)


Il crollo delle persone


Persone e mattoni di città vecchia si tengono assieme come parte dello stesso destino. Crollano i muri e «crollano le persone» ha detto l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, che ha deciso di ascoltare sabato mattina in Episcopio la gente del «borgo antico», i problemi che affronta, l'emergenza sociale che quotidianamente vive. Santoro ha risposto alle «richieste d'aiuto» dei cittadini invitando anche la politica ad ascoltare: così è nata l'assemblea pubblica che «vuole essere solo una premessa», perché per una rinascita della città vecchia non bastano i «progetti calati dall'alto». Uno dopo l'altro hanno preso la parola gli abitanti di quei vicoli stretti e umidi, senza nascondersi, vincendo la timidezza, portando al microfono un grido disperato rivolto a chi amministra la loro anima e anche la loro vita. C'era il sindaco Stefàno a incassare. «L'isola, perché noi la chiamiamo così – spiega una signora – non è un ghetto: siamo bravissimi cittadini, non di serie B ma cittadini di serie AAA, come i frigoriferi». Manca il lavoro: «Il pescatore è come un disoccupato che ogni giorno fa i conti con la miseria». Mancano i giochi per i bambini, una edicola, il poliambulatorio. «Si sono portati via addirittura una fontana». Il tessuto sociale si sfalda e in quelle crepe ci finisce nascosta la droga. Lo spaccio e l'illegalità non sono però il comune denominatore per chi abita la città vecchia, perché lì ci sono persone che lavorano e sanno come «guadagnarsi qualcosa» onestamente. C'è chi conserva la dignità anche quando deve chiedere un sostegno per il figlio che ha bisogno di cure fuori dall'Italia e poi si allontana tra le lacrime per un dolore che non riesce a sopportare. Ci sono due alunne della scuola Galilei che raccontano le difficoltà di quella struttura: «Facciamo palestra in classe, con una palla di carta».

Parlano anche le associazioni, parla Angelo Cannata delle Sciaje: «Rappresentiamo una parte di città che non vuole tacere ma che si sta mettendo in gioco restando a Taranto. Non basta soltanto ascoltare la voce di città vecchia, occorre fare rete. Non si possono risolvere i problemi andando a chiedere un favore al politico di turno, è una ingiustizia: quello che viene chiamato favore è un diritto». L'ultimo a intervenire è Stefàno: «I problemi di competenza dell'Amministrazione comunale avranno una risposta: i giochi per i bambini e la fontana». Soluzioni minime a portata di mano, che sanno di promesse ma che risolvono poco e nulla, mentre crollano i muri e crollano le persone. (progettoalchimie)

martedì 25 febbraio 2014

Buono lo "sputo" del sindaco!

Corsi e ricorsi storici.
Finiti i soldi di stato e quelli europei da spartirsi, restano le carcasse delle case su cui aprire alla speculazione edilizia.
Un nuovo patto scellerato tra pubblico, imprenditori senza scrupoli e palazzinari per cancellare quello che resta di vivo nella Città Vecchia e aprire alla gentrificazione definitiva.
A garanzia di questa nuova annunciata deportazione c'è la citazione di chi (ormai malridotto ma ancora attivo) da oltre quarantanni rappresenta lo pseudo intellettualismo complice dei poteri forti: Franco Blandino.
C'è da aspettarsi il peggio.

"SOCIETÀ DI SCOPO PER CITTÀ VECCHIA, BUONO LO SPUNTO DEL SINDACO"

Le Officine Taranto accolgono con favore ed ottimismo il dichiarato intento del sindaco di Taranto di porre la Città Vecchia al centro di una nuova stagione di azione amministrativa. "Riteniamo che il modello-Napoli, incentrato sulla costituzione di una societa? di scopo composta da Comune, costruttori edili di Confindustria e Regione possa essere la strada giusta per una città che, come la nostra, deve far fronte ad una duplice emergenza: quella di un centro storico a rischio estinzione e quella della contenuta disponibilità economica delle casse del Civico Ente", spiega in una nota stampa Fabrizio Iurlano, presidente dell'incubatore di idee che proprio nel Borgo Antico ha scelto di collocare il suo quartier generale. "Ci accodiamo pertanto al plauso del presidente dell'ANCE, Antonio Marinaro, auspicando che l'Iter che porti alla costituzione della società di scopo possa essere il più breve possibile, considerata anche l'estrema urgenza di un intervento nell'Isola". "Al contempo - prosegue Iurlano - ci pare giusto evidenziare come il lavoro di rigenerazione di cui la Città Vecchia ha bisogno non è di natura squisitamente edile. Alle pietre che si sgretolano in Città Vecchia va data una risposta forte. Ma i volti, le storie, le scuciture del tessuto sociale nell'Isola meritano pari attenzione: auspichiamo che l'Amministrazione comunale possa rilanciare da subito anche su tutti gli altri grandi temi che riguardano il vissuto quotidiano degli abitanti dell'Isola, dall'assenza di acqua corrente nelle ore pomeridiane alla necessità di spazi associativi, dall'emergenza lavoro alle questioni relative alla sicurezza pubblica, dal decoro urbano ai servizi, convinti che dal rilancio dell'antica madre passi il futuro di tutta la città. Parimenti, come confermato da Franco Blandino in un recente incontro con Officine Taranto, ripensare Città Vecchia significa pensare all'Isola come ad un binomio indissolubile con il Mar Piccolo. Da questo punto di vista guardiamo con fiducia a quanto messo in campo in questi giorni dall'assessore regionale, Fabrizio Nardoni". "Chiunque decida di rimboccarsi le maniche per l'Isola - conclude Iurlano - troverà presso di noi collaborazione e voglia di riboccarsi le maniche. Abbiamo già avanzato al Sindaco di Taranto una richiesta ufficiale per l'istituzione di una Giornata del Ricordo in concomitanza dell'anniversario del crollo di Vico Reale. Proseguiremo intanto nel difficile lavoro di ricognizione delle istanze del quartiere e dei progetti per il suo rilancio per poter nel più breve tempo possibile presentare agli amministratori come all'Ance un Manifesto che possa fungere da manifesto per la nuova Città Vecchia". (Segnourbano)

domenica 29 dicembre 2013

A spasso col ministro tra crolli e cozze

Giornata tarantina per il Ministro dei Beni Culturali. “Fondamentale il ruolo del Museo”


Giornata tarantina per il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Massimo Bray. L’esponente del Governo ha raggiunto Taranto “recuperando” la visita poi disdetta nel corso della scorsa settimana.  Bray ha sottolineato che “il Museo rappresenta una realtà d’eccellenza per il territorio e l’inaugurazione della nuova ala costituisce una coraggiosa risposta di cambiamento e sviluppo”. Il ministro ha assicurato per il 2014 l’impegno a trovare risorse per tutelare il patrimonio archeologico. “Il valore della cultura in questa città è importantissimo – ha detto – Strutture come il Museo di Taranto rappresentano una diversificazione e il lavoro fatto è una risposta straordinaria di gente fattiva che non si ferma davanti a problematiche come quelle ambientali dell’Ilva”.

http://www.lesciaje.it/2013/12/29/una-visita-guidata/
Le sciaje
Dopo la visita “istituzionale” Bray ha insistito per visitare la Città Vecchia: ha raggiunto a piedi l’Isola passeggiando con un folto gruppo di rappresentanti istituzionali, tra cui l’Assessore ai Lavori Pubblici Lucio Lonoce in rappresentanza del Comune di Taranto, esponenti dell’associazionismo, giornalisti e fotografi. Guidato dal presidente dell’Associazione “Le sciaje” Angelo Cannata , ha visitato non solo le parti riqualificate ma anche le zone che hanno subito crolli (l’ultimo stanotte, in un palazzo di proprietà della Curia in zona “ringhiera”). Ha visitato anche alcune abitazioni private toccando tangibilmente la capacità d’accoglienza degli abitanti della Città Vecchia, tra caffè offerti, Birra Raffo e una teglia di cozze “arracanate” appositamente fatta giungere da un ristoratore.

1536601_10202638238774699_831201633_nBray ha promesso che non abbandonerà la Città Vecchia: “Ritornerò presto – ha dichiarato – . Questo è un luogo prezioso, dalla forte identità che è stata sopita per troppo tempo e che va riportata alla luce”. (CorrierediTaranto)

giovedì 26 dicembre 2013

Rigenerazioni e visioni

DAL 26 AL 29 DICEMBRE, COMITATO DI QUARTIERE CITTÀ VECCHIA, CASA OCCUPATA VIA GARIBALDI 210
presentano:
RIGENERAZIONE URBANA?  DA VICOLI CHIUSI A SPAZI APERTI!



Quattro giorni di iniziative di controinformazione sulle pratiche da operare nei territori segnati dalle speculazioni edilizie e dalla colonizzazione dell'industria pesante.
Le iniziative creano una cornice appropriata per l'inaugurazione della BIBLIOTECA POPOLARE (c/o via Garibaldi 210) che nasce dalla volontà degli occupanti di via Garibaldi 210 di continuare il percorso di rivalutazione storico e culturale cominciato con l'occupazione del 25 Agosto.
In questa dimensione va letta la mostra fotografica vicoli chiusi, un intenso susseguirsi di scatti sulle pratiche istituzionali di 'valorizzazione' dei vicoli pulsanti di storia della meravigliosa e abbandonata città vecchia. Mostra che ambisce ad evolversi e completarsi mediante scatti sulle pratiche di autorganizzazione ed autorecupero che speriamo si diffondano sempre di più in tuto il territorio tarantino. Una strada per realizzare questa ambizione verrà segnata il 28, presso la biblioteca popolare, quando la mostra verrà arricchita dagli scatti sul recupero del ex-ostello della gioventù rendendo evidente cosa intendiamo per SPAZI APERTI

-26 DICEMBRE 2013:
VIDEOPROIEZIONE 'URBAN II:" LA GRANDE TRUFFA"
+ ZIO UMBERTO DJ-SET (PUNK-ROCK-
PROGRESSIVE).

-27 DICEMBRE 2013: MOSTRA FOTOGRAFICA "VICOLI CHIUSI" + CENA POPOLARE.

-28 DICEMBRE 2013: APERTURA BIBLIOTECA POPOLARE + MOSTRA FOTOGRAFICA "VICOLI CHIUSI E SPAZI APERTI( DAL DEGRADO ALL'AUTORECUPERO)" + APERITIVO MUSICALE.

-29 DICEMBRE 2013: PRESIDIO AL MERCATO VIA DI MEZZO, ORE 10.00, "BASTA CROLLI, BASTA POLITICI" + PROIEZIONE SULLA TARANTO NEGLI ANNI '60  " L'INIZIO DELLA SIDERUGIA" + BRUSCA DJ SET.

26 E 27 COMITATO DI QUARTIERE CITTA' VECCHIA.
28 E 29 BIBLIOTECA POPOLARE CASA OCCUPATA VIA GARIBALDI 210.

INIZIO INIZIATIVE ORE 18.00.

martedì 3 dicembre 2013

Sinfonia d'autunno (2013)

Se Taranto Vecchia se ne va

“La questione del centro storico tarantino è una questione di importanza nazionale e non soltanto locale. Si tratta di conservare un complesso monumentale che interessa tutto il Paese e alla cui conservazione tutto il Paese deve concorrere.” (G. C. Argan)

Impalcature, case serrate da croci decussate, piccoli muschi che le mangiano da dentro assieme all’incuria dell’uomo che le segna da fuori. Chissà che ne avrebbe detto, oggi, Giulio Carlo Argan. Proprio lui che nel 1939 contribuì a stilare, con Cesare Brandi, la famosa legge 1089, ancora oggi base per la tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico della nazione. Proprio oggi che la bella via di Mezzo ha visto sbriciolarsi uno dei suoi stabili che, sotto i frustranti colpi di qualche goccia di pioggia, ha mostrato con un rigurgito d’orgoglio il prezioso cuore settecentesco racchiuso entro quelle mura fatiscenti. Accade a distanza di qualche giorno dall’innalzamento di un muro in tufo in Postierla via Nuova, dal crollo dell’ennesimo edificio in via Garibaldi, a qualche passo dalla chiesa di San Giuseppe. Chissà che avrebbe detto di quei cordoli che, lungo la ringhiera, hanno reso arduo il passaggio dei grandi mezzi, talmente arduo che le belle mensole di alcuni antichi balconi, solo qualche mese fa, hanno dovuto soccombere sotto urti maldestri. E se si corre con la memoria un po’ indietro – ma non di molto, appena al febbraio del 2011 –, immaginare quale tarlo l’avrebbe roso dentro alla notizia dello sgretolamento di parte della chiesa di San Paolo, in via Pentite, è difficile quasi quanto passare oggi per quella via.
Sono solo poche delle tante sconfitte del borgo antico, lasciato solo a combattere contro il tempo, contro l’incuria, contro i muschi e la pioggia e contro un devastante silenzio, quello delle Amministrazioni locali che ogni qual volta ci sarebbe stato da alzare la testa e guardare in faccia questo anziano fiore moribondo, hanno preferito volgere lo sguardo altrove. E restare in silenzio.
In silenzio la città vecchia se ne va, colpita da più fronti. Lei, che ha retto con dignità all’andar dei secoli e alle invasioni, alle guerre e ai regimi; lei che ha affascinato storici dell’arte e registi, ispirato artisti di ogni sorta; lei che ha tenuto duro fino a ridursi ai minimi termini, in una solitudine non cercata, a chiedere un aiuto che non è mai arrivato.

Crollo dell’edificio in via di Mezzo (Ph. Nicola Sammarco)
E se ne andrà davvero se non si affronterà la faccenda a piene mani, con le leggi di tutela e conservazione su un tavolo e, attorno ad esso, esperti in restauro edilizio, storia dell’architettura e dell’arte, fondi strutturali, urbanistica, sviluppo territoriale. Se ne andrà brano a brano se le Amministrazioni locali non decideranno di guardarla in faccia e dire basta al suo stato di abbandono, dirottando su di lei le risorse necessarie, tornando a considerarla una priorità assoluta nel territorio. Una priorità di ordine storico, artistico, documentario; ma anche una priorità dal punto di vista della pubblica sicurezza, perché lì dove ancora i bambini vanno a giocare, o la gente cammina in piena serenità, non si può correre il rischio di vedersi crollare addosso calcinacci e pietre, di trasformare una passeggiata in una tragedia.
E se davvero Taranto Vecchia dovesse decidere di arrendersi, di lasciarci per sempre, noi ci sentiremmo senza dubbio un po’ più soli e un po’ più vuoti; ma chi ha occupato i posti di potere senza alzare lo sguardo avrà sulla coscienza il peso delle generazioni future alle quali sarà stato negato un pezzo della propria storia, orfane della propria identità. E, non sapendo dove cercarla, cresceranno ingrate e, probabilmente, il destino della città “vecchia” toccherà, infine, a quella parte – superba – che oggi si fa chiamare “nuova”.
Sono fenomeni che hanno la stessa genesi. Sono fenomeni tristemente irreversibili. Ogni pietra che cade è per sempre. La si potrà attaccare nuovamente con un po’ di calce, ma il posto che  la storia le aveva assegnato non lo riprenderà più. (Siderlandia)

mercoledì 13 novembre 2013

Ancora rumore... per nulla!

Crollo in postierla Via Nuova. 13 novembre 2013. Foto di Franco Zerruso.

Autunno. Cadono le foglie.
Pioggia e vento si accaniscono sui poveri denti traballanti della Vecchia Signora che fu Città.

Anche questo autunno comincia con il suono del tufo paglierino che si frantuma a terra.
Come tanti da troppi decenni.

Qualcosa che muore piano piano scompare, fino all'ultima strofa neomelodica nei vicoli umidi.
Delenda Taranto!


lunedì 7 ottobre 2013

Addio palazzinari?

Una piazzata in pieno stile tarantino.
Siamo di fronte alla fine di una categoria di palazzinari vissuti all'ombra della speculazione?
Una categoria che ha sempre preferito le mazzette e gli inciuci coi politici di turno allo sviluppo di progetti avanzati, di nuove tecnologie?
Come i dinosauri di un'età dell'oro di soldi facili, piani indefiniti e sempre in variante, gestione anarchica e lobbistica, ora ansimano con la città che si contrae, con le nuove leggi sul territorio, con la richiesta di competitività sull'offerta e di riqualificazione dell'esistente. 
Già adesso vengono da fuori a soddisfare queste richieste.
Il settore non è morto, sono loro ad essere ormai superati! 

"Il settore edile è in vendita" l'annuncio shock sui giornali

Sembra la classica pagina pubblicitaria di vendite immobiliari. Ma è l’intero sistema di imprese edili di Taranto che in questo modo comunica di aver chiuso, battuto dalle difficoltà del momento, dall’indifferenza delle banche e dalle promesse mancate della politica. “Fine attività” c’è scritto sulla pagina di giornale comprata sui quotidiani locali dalla sezione dei Costruttori edili di Confindustria Taranto, aderente all'Ance. Il 'vendesi' campeggia a caratteri cubitali, e nella pagina non mancano le offerte condite da amara ironia. Si offrono infatti 'sconti al massimo ribasso, comodi pagamenti in ritardo, zero interesse dalle banche'. E poi, a chiudere la pagina, un chiaro riferimento a chi dovrebbe lavorare per il bene comune: 'Astenersi perditempo politici'. Quella della pagina pubblicitaria sui giornali è solo la prima di una serie di iniziative che i costruttori tarantini hanno in calendario per invitare le istituzioni a un confronto per trovare le soluzioni ad una crisi che sta portando alla cancellazione del settore. La prossima verranno affissi per la città manifesti '3x6' dello stesso tenore. "Dal 2009 ad oggi - spiega Antonio Marinaro, presidente dell’organizzazione di categoria - la massa salari è diminuita del 69 per cento, e questo è direttamente proporzionale al calo del fatturato. Nello stesso periodo, dall'inizio della crisi, il settore ha perso 4.000 addetti". L'imprenditore punta il dito soprattutto sull'utilizzo degli investimenti, che a Taranto ci sono stati ma non hanno avuto ricadute positive sull'economia locale. "Penso - spiega - alla realizzazione con fondi Cipe della piastra logistica al porto, oppure alle bonifiche ambientali. Per le imprese locali è come se non fosse accaduto nulla, tutto è passato sulle nostre teste". Marinaro parla di "potentati economici italiani ed europei che si garantiscono gli appalti, prendono i soldi e vanno via", senza lasciare neanche le briciole al tessuto economico locale. "Non lo possiamo permettere più - conclude - o qui sarà la fine dell'edilizia". (Rep)

giovedì 3 ottobre 2013

Zone Franche... un altro modo di porgere il cappello

Zone Franche Urbane, chiarito l’arcano fra Ministero e Regione: Taranto e Manduria sono dentro

Le Zone Franche Urbane pugliesi tornano sotto l’egida dello Stato. Il chiarimento è stato messo nero su bianco nella circolare n.32024 emessa lunedì scorso dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Sociale del Ministero per lo Sviluppo Economico. Aveva suscitato giusti allarmismi la decisione della Regione di finanziare con propri strumenti il programma di fiscalità agevolata per piccole imprese, ripescato a fine 2012. In realtà pare si sia trattato di un fraintendimento col Ministero, giacché la Regione intendeva solo includere ulteriori città, oltre a quelle già approvate nel lontano 2008 (leggi QUI il chiarimento dell’ass. regionale Capone). Allora la Regione selezionò 11 comuni sulla base delle disposizioni del Cipe, ma il Ministero diede la sua approvazione solo per tre di questi: Taranto, Lecce ed Andria. Ora il piano nazionale includerà le altre otto, fra cui anche la nostra Manduria. In particolare per Taranto la ZFU ricomprenderà le aree dell’Isola, dei Tamburi e di Paolo VI.
Pare dunque volgere al termine la telenovela delle ZFU, prima istituite, poi cancellate dal provvedimento del ministro Tremonti e ora ripescate dopo cinque anni di nulla e ben tre governi. Decisione di fondamentale importanza per il nostro territorio, sperando che i sussulti politici non le mettano nuovamente a rischio. Altro aspetto di non poco conto è che, mentre i criteri di agevolazione sono stati decisi a livello centrale, i fondi sono a carico delle regioni. La Puglia ha stanziato 134 milioni per i suoi undici comuni, occorrerà ora vigilare affinché il nostro territorio abbia quanto gli necessita per ripartire. Si tratta di agevolazioni fiscali per piccole e medie imprese, come scritto poc’anzi, ma cosa prevedono nello specifico le ZFU? eccolo spiegato: l’esonero dal pagamento delle Imposte sui redditi (IRES ed IRPEF) sino ad un massimo di € 100.000 aumentati di € 5.000 per ogni lavoratore assunto successivamente al primo anno; esonero dal pagamento dell’IRAP sul un valore massimo della produzione pari ad € 300.000 per ciascuno dei primi 5 anni di attività; esonero dal pagamento dell’ICI per quattro anni per gli immobili posseduti dall’azienda nella ZFU; esonero dal pagamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente (il 30% dei quali con residenza nella ZFU). Insomma un treno da prendere a tutti i costi, per un territorio che vuole ripartire.
 Il testo della circolare del Ministero nella parte riguardante la Puglia:“Le ZFU della Puglia, pur previste nel Piano di Azione Coesione (PAC) con cui sono stati riprogrammati i programmi cofinanziati dai Fondi strutturali 2007-2013 e al cui interno è collocata la specifica misura sulle ZFU dell’Obiettivo Convergenza, non sono state incluse nell’ elenco allegato al Decreto, in quanto la Regione Puglia aveva all’ epoca rappresentato la volontà di finanziare gli interventi nelle ZFU ricadenti nel territorio regionale con propri strumenti. Stante la successiva proposta della Regione di utilizzare per l’attuazione degli interventi lo strumento agevolativo nazionale, il Ministero procederà alla modifica del Decreto, al fine di consentirne l’applicazione anche alle ZFU pugliesi, subordinatamente all’aggiornamento del PAC stesso e alla relativa informativa al CIPE. Per pronto riferimento, è riportato in allegato alla presente circolare l’elenco di tutte le ZFU dell’Obiettivo Convergenza previste nel PAC (III aggiornamento, dicembre 2012), quindi anche di quelle ricadenti nel territorio della regione Puglia, con l’avvertenza che la singola ZFU non coincide con l’intero territorio comunale, ma include solo porzioni di esso. Il Ministero provvederà tempestivamente, in relazione ai tempi a disposizione delle imprese per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni, a comunicare l’esatta perimetrazione delle singole ZFU sulla base dei criteri e degli indicatori stabiliti dal CIPE con la delibera n. 5/2008”. (Inchiostroverde)

giovedì 8 agosto 2013

L'ISOLA CHE VOGLIONO!


Agli organizzatori de "L'ISOLA CHE VOGLIAMO", alla Confcommercio e a tutti coloro che in questi giorni stanno sbandierando una inutile e propagandistica campagna contro ciò che LORO definiscono abusivismo. ABUSO È ALTRO.

"L'ISOLA CHE VOGLIONO!
Come sempre, dietro ogni iniziativa di "valorizzazione" della città vecchia si nascondono le solite speculazioni. Lo si poteva immaginare dato che il maggior finanziatore dell'evento da quando è iniziato, ha comprato interi lotti a prezzi irrisori.
Avevamo immaginato che l'evento sarebbe servito a ghettizzare e criminalizzare ancora una volta gli abitanti storici del quartiere, con il chiaro intento di essere legittimati ad allontanarli. Ci pare assolutamente provocatorio pretendere che gli abitanti del quartiere non si autorganizzino per cercare di procurarsi una forma di reddito seppure temporaneo e saltuario. Le dichiarazioni del questore in merito alla presenza di ambulanti sono in assoluta controtendenza rispetto a qualunque politica di argine della microcriminalità se non si risolvono i problemi principali della città vecchia: la mancanza di servizi sociali e sanitari, mancanza di spazi di aggregazione, interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata e non ultimo le condizioni urbanistiche e architettoniche che fanno da cornice ad un premeditato degrado economico e sociale. Le speculazioni in atto nel quartiere mirano a renderlo una vetrina così come si è già fatto in altri centri storici del sud Italia, senza alcuna salvaguardia per gli abitanti storici del posto nei quali risiedono le reali tradizioni del luogo. Non ci piace un'idea di valorizzazione del quartiere fatta di alberghi e ristoranti lussuosi in cui non c'è spazio per il tessuto sociale attuale del quartiere. Pretendiamo una valorizzazione del quartiere che miri a renderlo abitabile per chi già vive in case fatiscenti, che riconosca negli abitanti del quartiere la sua principale ricchezza, che ritorni un luogo in cui incontrare le proprie radici.
Non è assolutamente possibile rivalorizzare un quartiere con 4 eventi all'anno durante il mese di agosto: la città vecchia è di chi la abita e la sua valorizzazione DEVE ESSERE QUOTIDIANA.

LA CITTÀ VECCHIA È DI CHI LA VIVE!
RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA ISOLA, RIAPPROPRIAMOCI DELLE NOSTRE RADICI.

Comitato di Quartiere Città Vecchia"

sabato 13 luglio 2013

Palazzo Pantaleo: il museo delle vergogne

Taranto, tangenti al Comune sette avvisi di garanzia per truffa e corruzione

Corruzione, truffa aggravata, ricettazione. Sono i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Enrico Bruschi in una indagine, delegata al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, che rischia di provocare un vero e proprio terremoto a Palazzo di Città.
Sono sette gli avvisi di garanzia che il magistrato titolare dell’inchiesta ha dovuto firmare per consentire ai finanzieri guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli di compiere al meglio la loro attività, pur correndo il rischio di scoprire parzialmente le carte.
Nel mirino sono finiti gli imprenditori Pietro Galiuto, 71 anni, e suo figlio Antonio, 42 anni, entrambi difesi dall’avvocato Gaetano Vitale. I due Galiuto sono titolari di di due aziende (Volpe e Geoga) che hanno svolto numerosi lavori pubblici per conto del Comune di Taranto, soprattutto in città vecchia. Nell’isola, infatti, le imprese in questione si sono occupate, tra l’altro, della ristrutturazione di palazzo Pantaleo, il contenitore culturale ubicato nei pressi della chiesa di San Domenico. L’edificio è stato restituito alla fruizione dei cittadini nel marzo scorso, dopo lavori per 3,6 milioni di euro, finanziati dai fondi Urbani II, con quota di partecipazione comunale, e diretti dall’architetto Enzo La Gioia, responsabile per il Comune dell’ufficio di Area Vasta.
Proprio La Gioia, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, è uno degli altri cinque indagati: assieme all’ex presidente dell’ordine degli architetti di Taranto, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle sono finiti il geometra Antonio Mancini, funzionari dell’ufficio comunale Risanamento Città vecchia già coinvolto nell’inchiesta sul tartarugaio, il funzionario dei lavori pubblici Marcello Traversa, e Francesco Scialpi.
L’inchiesta avrebbe preso le mosse da un dettagliato esposto presentato da un ex dipendente dei Galiuto e concernenti le modalità di realizzazione dei lavori oggetto di appalto, lavori riguardanti non solo Palazzo Pantaleo ma anche ulteriori interventi fatti in città vecchia. Lo scorso 4 luglio i finanzieri hanno eseguito una approfondita perquisizione negli uffici delle imprese dei Galiuto, procedendo inizialmente per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nel corso della perquisizione, però, i militari avrebbero rinvenuto documentazione tale da far compiere un clamoroso salto di qualità all’inchiesta, accreditando l’ipotesi di corruzione poi formalizzata l’altro giorno, quando i finanzieri sono piombati nelle abitazioni e negli uffici dei funzionari pubblici, compiendo una ispezione finalizzata ad accertare se davvero, come sembrerebbe da alcune carte sequestrate nei giorni precedenti, gli imprenditori hanno corrotto i loro interlocutori e controllori tramite lavori eseguiti nelle rispettive proprietà, senza alcun corrispettivo. (GdM)

mercoledì 3 luglio 2013

La sindrome di Calimero

...la "sottile" differenza tra un populista circondato da arraffoni e il sindaco che ci vorrebbe in una città come Taranto, quello che sa ascoltare e coinvolgere la cittadinanza attiva e colta.
Tanto la lacrimuccia salva sempre tutto... no?


Stefàno: «Restituiremo i soldi all’Ue»

oubliettemagazine
«Non potevamo pensare di demolire quella struttura anche perché sono stati utilizzati dei finanziamenti. Probabilmente restituiremo i soldi all’Unione europea».
Il day after al sequestro della struttura, che doveva ospitare la “clinica delle tartarughe”, è amaro per il sindaco Ippazio Stefàno. Lo si intuisce dal tono della sua voce, solitamente squillante e arrembante anche nei momenti più buoi della sua gestione.
Ieri, infatti, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro, su provvedimento d’urgenza firmato dal pm della Procura di Taranto Enrico Bruschi, del cosiddetto tartarugaio.
I sigilli, alla struttura che si erge oltre la “ringhiera” di corso Vittorio Emanuele, a qualche centinaio di metri in linea d’aria dal molo Sant’Eligio, sono stati apposti nel primo pomeriggio di ieri, per quello che, agli occhi di buona parte della città, è sembrato un “sequestro annunciato”.
Abbiamo deciso di contattare il sindaco Stefàno per chiedere un commento in merito all’operazione con la quale le Fiamme Gialle hanno bloccato la realizzazione dell’opera per la quale il Comune di Taranto avrebbe ricevuto un finanziamento dall’’Unione europea che si aggirerebbe sui 2,7 milioni di euro.
Sindaco, c’erano gli estremi per intervenire bloccando l’opera, prima che lo facesse la Guardia di Finanza su ordine della Magistratura?
«Non potevamo pensare di demolire la struttura. Quel progetto, che risale alla Giunta Di Bello, ha ricevuto dei finanziamenti dietro un impegno a chiudere in un determinato tempo tutti i lavori».
Certo, ma l’Amministrazione comunale non è intervenuta...
«La Guardia di Finanza, per conto della Magistratura, ha fatto quello che doveva fare».
E il Comune, invece, cosa ha fatto?
«Nel momento in cui ci sono state le prime segnalazioni, per fare luce sulla realizzazione dell’opera sono andato per due volte a parlare personalmente».
Con chi ha parlato?
«Ho parlato con l’ex assessore, che fra l’altro è anche architetto, Antonella Carella. Anche ai tecnici ho chiesto spiegazioni. Ho addirittura chiesto che facessero una conferenza stampa per spiegare ogni passaggio che ha portato alla realizzazione della struttura. Mi sono sembrati molti sicuri.
E ora, cosa accadrà?
«Dovremo aspettare e seguire attentamente l’evolversi della vicenda per capire la situazione. Certo, probabilmente dovremo restituire i soldi all’Unione europea». (TaSera)

lunedì 1 luglio 2013

Alla faccia dei Tonti...

I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato questa mattina il tartarugaio in fase di costruzione a Taranto, su un tratto di costa sul Lungomare sottostante la cosiddetta Ringhiera.
Stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti e basata anche su una perizia, la realizzazione dell’opera sarebbe avvenuta in violazione delle norme edilizie, paesaggistiche e ambientali e senza le necessarie autorizzazioni da parte della Regione. Inoltre, per la costruzione dell’immobile, sarebbero state occupate abusivamente aree demaniali.
Nell’inchiesta diretta dal pm Enrico Bruschi sono indagate 14 persone fra dirigenti, funzionari del Comune di Taranto, tecnici e imprenditori (da quanto si è appreso non ci sono politici) che hanno avuto un ruolo nell’iter amministrativo iniziato nel 2004.
Il provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal magistrato inquirente dovrà essere convalidato dal gip.
La vicenda è finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura in seguito ad alcuni esposti presentati da cittadini e associazioni ambientaliste che hanno segnalato la presenza di quello che molti definiscono un ecomostro in considerazione delle sue dimensioni e della collocazione. (CdG) Il provvedimento, frutto di un'accurata attività peritale ordinata dal suddetto magistrato ha origine dagli esposti inviati in Procura dall'avv. Enzo Gigante e da Carmine de Gregorio.