giovedì 8 agosto 2013
L'ISOLA CHE VOGLIONO!
Agli organizzatori de "L'ISOLA CHE VOGLIAMO", alla Confcommercio e a tutti coloro che in questi giorni stanno sbandierando una inutile e propagandistica campagna contro ciò che LORO definiscono abusivismo. ABUSO È ALTRO.
"L'ISOLA CHE VOGLIONO!
Come sempre, dietro ogni iniziativa di "valorizzazione" della città vecchia si nascondono le solite speculazioni. Lo si poteva immaginare dato che il maggior finanziatore dell'evento da quando è iniziato, ha comprato interi lotti a prezzi irrisori.
Avevamo immaginato che l'evento sarebbe servito a ghettizzare e criminalizzare ancora una volta gli abitanti storici del quartiere, con il chiaro intento di essere legittimati ad allontanarli. Ci pare assolutamente provocatorio pretendere che gli abitanti del quartiere non si autorganizzino per cercare di procurarsi una forma di reddito seppure temporaneo e saltuario. Le dichiarazioni del questore in merito alla presenza di ambulanti sono in assoluta controtendenza rispetto a qualunque politica di argine della microcriminalità se non si risolvono i problemi principali della città vecchia: la mancanza di servizi sociali e sanitari, mancanza di spazi di aggregazione, interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata e non ultimo le condizioni urbanistiche e architettoniche che fanno da cornice ad un premeditato degrado economico e sociale. Le speculazioni in atto nel quartiere mirano a renderlo una vetrina così come si è già fatto in altri centri storici del sud Italia, senza alcuna salvaguardia per gli abitanti storici del posto nei quali risiedono le reali tradizioni del luogo. Non ci piace un'idea di valorizzazione del quartiere fatta di alberghi e ristoranti lussuosi in cui non c'è spazio per il tessuto sociale attuale del quartiere. Pretendiamo una valorizzazione del quartiere che miri a renderlo abitabile per chi già vive in case fatiscenti, che riconosca negli abitanti del quartiere la sua principale ricchezza, che ritorni un luogo in cui incontrare le proprie radici.
Non è assolutamente possibile rivalorizzare un quartiere con 4 eventi all'anno durante il mese di agosto: la città vecchia è di chi la abita e la sua valorizzazione DEVE ESSERE QUOTIDIANA.
LA CITTÀ VECCHIA È DI CHI LA VIVE!
RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA ISOLA, RIAPPROPRIAMOCI DELLE NOSTRE RADICI.
Comitato di Quartiere Città Vecchia"
sabato 13 luglio 2013
Palazzo Pantaleo: il museo delle vergogne
Taranto, tangenti al Comune sette avvisi di garanzia per truffa e corruzione
Nel corso della perquisizione, però, i militari avrebbero rinvenuto documentazione tale da far compiere un clamoroso salto di qualità all’inchiesta, accreditando l’ipotesi di corruzione poi formalizzata l’altro giorno, quando i finanzieri sono piombati nelle abitazioni e negli uffici dei funzionari pubblici, compiendo una ispezione finalizzata ad accertare se davvero, come sembrerebbe da alcune carte sequestrate nei giorni precedenti, gli imprenditori hanno corrotto i loro interlocutori e controllori tramite lavori eseguiti nelle rispettive proprietà, senza alcun corrispettivo. (GdM)
Corruzione, truffa aggravata,
ricettazione. Sono i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Enrico
Bruschi in una indagine, delegata al Nucleo di polizia tributaria della
Guardia di Finanza, che rischia di provocare un vero e proprio terremoto
a Palazzo di Città.
Sono sette gli avvisi di garanzia che il magistrato
titolare dell’inchiesta ha dovuto firmare per consentire ai finanzieri
guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli di compiere al meglio la
loro attività, pur correndo il rischio di scoprire parzialmente le
carte.
Nel mirino sono finiti gli imprenditori Pietro Galiuto,
71 anni, e suo figlio Antonio, 42 anni, entrambi difesi dall’avvocato
Gaetano Vitale. I due Galiuto sono titolari di di due aziende (Volpe e
Geoga) che hanno svolto numerosi lavori pubblici per conto del Comune di
Taranto, soprattutto in città vecchia. Nell’isola, infatti, le imprese
in questione si sono occupate, tra l’altro, della ristrutturazione di
palazzo Pantaleo, il contenitore culturale ubicato nei pressi della
chiesa di San Domenico. L’edificio è stato restituito alla fruizione dei
cittadini nel marzo scorso, dopo lavori per 3,6 milioni di euro,
finanziati dai fondi Urbani II, con quota di partecipazione comunale, e
diretti dall’architetto Enzo La Gioia, responsabile per il Comune
dell’ufficio di Area Vasta.
Proprio La Gioia, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, è
uno degli altri cinque indagati: assieme all’ex presidente dell’ordine
degli architetti di Taranto, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle sono
finiti il geometra Antonio Mancini, funzionari dell’ufficio comunale
Risanamento Città vecchia già coinvolto nell’inchiesta sul tartarugaio,
il funzionario dei lavori pubblici Marcello Traversa, e Francesco
Scialpi.
L’inchiesta avrebbe preso le mosse da un dettagliato
esposto presentato da un ex dipendente dei Galiuto e concernenti le
modalità di realizzazione dei lavori oggetto di appalto, lavori
riguardanti non solo Palazzo Pantaleo ma anche ulteriori interventi
fatti in città vecchia. Lo scorso 4 luglio i finanzieri hanno eseguito
una approfondita perquisizione negli uffici delle imprese dei Galiuto,
procedendo inizialmente per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai
danni dello Stato.Nel corso della perquisizione, però, i militari avrebbero rinvenuto documentazione tale da far compiere un clamoroso salto di qualità all’inchiesta, accreditando l’ipotesi di corruzione poi formalizzata l’altro giorno, quando i finanzieri sono piombati nelle abitazioni e negli uffici dei funzionari pubblici, compiendo una ispezione finalizzata ad accertare se davvero, come sembrerebbe da alcune carte sequestrate nei giorni precedenti, gli imprenditori hanno corrotto i loro interlocutori e controllori tramite lavori eseguiti nelle rispettive proprietà, senza alcun corrispettivo. (GdM)
mercoledì 3 luglio 2013
La sindrome di Calimero
...la "sottile" differenza tra un populista circondato da
arraffoni e il sindaco che ci vorrebbe in una città come Taranto, quello
che sa ascoltare e coinvolgere la cittadinanza attiva e colta.
Tanto la lacrimuccia salva sempre tutto... no?
«Non potevamo pensare di demolire quella struttura anche perché sono
stati utilizzati dei finanziamenti. Probabilmente restituiremo i soldi
all’Unione europea».
Il day after al sequestro della struttura, che doveva ospitare la “clinica delle tartarughe”, è amaro per il sindaco Ippazio Stefàno. Lo si intuisce dal tono della sua voce, solitamente squillante e arrembante anche nei momenti più buoi della sua gestione.
Ieri, infatti, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro, su provvedimento d’urgenza firmato dal pm della Procura di Taranto Enrico Bruschi, del cosiddetto tartarugaio.
I sigilli, alla struttura che si erge oltre la “ringhiera” di corso Vittorio Emanuele, a qualche centinaio di metri in linea d’aria dal molo Sant’Eligio, sono stati apposti nel primo pomeriggio di ieri, per quello che, agli occhi di buona parte della città, è sembrato un “sequestro annunciato”.
Abbiamo deciso di contattare il sindaco Stefàno per chiedere un commento in merito all’operazione con la quale le Fiamme Gialle hanno bloccato la realizzazione dell’opera per la quale il Comune di Taranto avrebbe ricevuto un finanziamento dall’’Unione europea che si aggirerebbe sui 2,7 milioni di euro.
Sindaco, c’erano gli estremi per intervenire bloccando l’opera, prima che lo facesse la Guardia di Finanza su ordine della Magistratura?
«Non potevamo pensare di demolire la struttura. Quel progetto, che risale alla Giunta Di Bello, ha ricevuto dei finanziamenti dietro un impegno a chiudere in un determinato tempo tutti i lavori».
Certo, ma l’Amministrazione comunale non è intervenuta...
«La Guardia di Finanza, per conto della Magistratura, ha fatto quello che doveva fare».
E il Comune, invece, cosa ha fatto?
«Nel momento in cui ci sono state le prime segnalazioni, per fare luce sulla realizzazione dell’opera sono andato per due volte a parlare personalmente».
Con chi ha parlato?
«Ho parlato con l’ex assessore, che fra l’altro è anche architetto, Antonella Carella. Anche ai tecnici ho chiesto spiegazioni. Ho addirittura chiesto che facessero una conferenza stampa per spiegare ogni passaggio che ha portato alla realizzazione della struttura. Mi sono sembrati molti sicuri.
E ora, cosa accadrà?
«Dovremo aspettare e seguire attentamente l’evolversi della vicenda per capire la situazione. Certo, probabilmente dovremo restituire i soldi all’Unione europea». (TaSera)
Tanto la lacrimuccia salva sempre tutto... no?
Stefàno: «Restituiremo i soldi all’Ue»
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Il day after al sequestro della struttura, che doveva ospitare la “clinica delle tartarughe”, è amaro per il sindaco Ippazio Stefàno. Lo si intuisce dal tono della sua voce, solitamente squillante e arrembante anche nei momenti più buoi della sua gestione.
Ieri, infatti, la Guardia di Finanza ha proceduto al sequestro, su provvedimento d’urgenza firmato dal pm della Procura di Taranto Enrico Bruschi, del cosiddetto tartarugaio.
I sigilli, alla struttura che si erge oltre la “ringhiera” di corso Vittorio Emanuele, a qualche centinaio di metri in linea d’aria dal molo Sant’Eligio, sono stati apposti nel primo pomeriggio di ieri, per quello che, agli occhi di buona parte della città, è sembrato un “sequestro annunciato”.
Abbiamo deciso di contattare il sindaco Stefàno per chiedere un commento in merito all’operazione con la quale le Fiamme Gialle hanno bloccato la realizzazione dell’opera per la quale il Comune di Taranto avrebbe ricevuto un finanziamento dall’’Unione europea che si aggirerebbe sui 2,7 milioni di euro.
Sindaco, c’erano gli estremi per intervenire bloccando l’opera, prima che lo facesse la Guardia di Finanza su ordine della Magistratura?
«Non potevamo pensare di demolire la struttura. Quel progetto, che risale alla Giunta Di Bello, ha ricevuto dei finanziamenti dietro un impegno a chiudere in un determinato tempo tutti i lavori».
Certo, ma l’Amministrazione comunale non è intervenuta...
«La Guardia di Finanza, per conto della Magistratura, ha fatto quello che doveva fare».
E il Comune, invece, cosa ha fatto?
«Nel momento in cui ci sono state le prime segnalazioni, per fare luce sulla realizzazione dell’opera sono andato per due volte a parlare personalmente».
Con chi ha parlato?
«Ho parlato con l’ex assessore, che fra l’altro è anche architetto, Antonella Carella. Anche ai tecnici ho chiesto spiegazioni. Ho addirittura chiesto che facessero una conferenza stampa per spiegare ogni passaggio che ha portato alla realizzazione della struttura. Mi sono sembrati molti sicuri.
E ora, cosa accadrà?
«Dovremo aspettare e seguire attentamente l’evolversi della vicenda per capire la situazione. Certo, probabilmente dovremo restituire i soldi all’Unione europea». (TaSera)
lunedì 1 luglio 2013
Alla faccia dei Tonti...
I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato questa mattina il
tartarugaio in fase di costruzione a Taranto, su un tratto di costa sul
Lungomare sottostante la cosiddetta Ringhiera.
Stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti e basata anche su una perizia, la realizzazione dell’opera sarebbe avvenuta in violazione delle norme edilizie, paesaggistiche e ambientali e senza le necessarie autorizzazioni da parte della Regione. Inoltre, per la costruzione dell’immobile, sarebbero state occupate abusivamente aree demaniali.
Nell’inchiesta diretta dal pm Enrico Bruschi sono indagate 14 persone fra dirigenti, funzionari del Comune di Taranto, tecnici e imprenditori (da quanto si è appreso non ci sono politici) che hanno avuto un ruolo nell’iter amministrativo iniziato nel 2004.
Il provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal magistrato inquirente dovrà essere convalidato dal gip.
La vicenda è finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura in seguito ad alcuni esposti presentati da cittadini e associazioni ambientaliste che hanno segnalato la presenza di quello che molti definiscono un ecomostro in considerazione delle sue dimensioni e della collocazione. (CdG) Il provvedimento, frutto di un'accurata attività peritale ordinata dal suddetto magistrato ha origine dagli esposti inviati in Procura dall'avv. Enzo Gigante e da Carmine de Gregorio.
Stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti e basata anche su una perizia, la realizzazione dell’opera sarebbe avvenuta in violazione delle norme edilizie, paesaggistiche e ambientali e senza le necessarie autorizzazioni da parte della Regione. Inoltre, per la costruzione dell’immobile, sarebbero state occupate abusivamente aree demaniali.
Nell’inchiesta diretta dal pm Enrico Bruschi sono indagate 14 persone fra dirigenti, funzionari del Comune di Taranto, tecnici e imprenditori (da quanto si è appreso non ci sono politici) che hanno avuto un ruolo nell’iter amministrativo iniziato nel 2004.
Il provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal magistrato inquirente dovrà essere convalidato dal gip.
La vicenda è finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura in seguito ad alcuni esposti presentati da cittadini e associazioni ambientaliste che hanno segnalato la presenza di quello che molti definiscono un ecomostro in considerazione delle sue dimensioni e della collocazione. (CdG) Il provvedimento, frutto di un'accurata attività peritale ordinata dal suddetto magistrato ha origine dagli esposti inviati in Procura dall'avv. Enzo Gigante e da Carmine de Gregorio.
sabato 8 giugno 2013
venerdì 26 aprile 2013
mercoledì 24 aprile 2013
giovedì 18 aprile 2013
Che agonia lenta!
E’ finita.
Lo stabile gravemente ferito dal tornado lo scorso 28 novembre è definitivamente crollato proprio mentre, con SOLI 5 MESI DI RITARDO, veniva puntellato. Ora speriamo che non si tiri dietro i palazzi limitrofi, anch’essi in gravi condizioni.
Ma è possibile non riuscire a pensare un piano di risanamento che tenga conto delle esigenze culturali e abitative della nostra città? possibile che non si riescano a coinvolgere le migliori intelligenze della città con una reale programmazione partecipata?
Rimaniamo in attesa di risposte, continuando però a denunciare gli scempi del degrado nella nostra Città Vecchia e a portare avanti la il nostro lavoro di ricerca, studio e promozione sociale del territorio. (Sciaje)
Lo stabile gravemente ferito dal tornado lo scorso 28 novembre è definitivamente crollato proprio mentre, con SOLI 5 MESI DI RITARDO, veniva puntellato. Ora speriamo che non si tiri dietro i palazzi limitrofi, anch’essi in gravi condizioni.
Ma è possibile non riuscire a pensare un piano di risanamento che tenga conto delle esigenze culturali e abitative della nostra città? possibile che non si riescano a coinvolgere le migliori intelligenze della città con una reale programmazione partecipata?
Rimaniamo in attesa di risposte, continuando però a denunciare gli scempi del degrado nella nostra Città Vecchia e a portare avanti la il nostro lavoro di ricerca, studio e promozione sociale del territorio. (Sciaje)
sabato 23 febbraio 2013
Speriamo che non resusciti!
Cancellato il progetto del parcheggio sotto la Rotonda del Lungomare
Cancellato il Parcheggio sotto la Rotonda di Lungomare dal piano triennale delle opere pubbliche. Una buona notizia per Legambiente che ha sempre contrastato il progetto ritenendolo un'idea vecchia, sbagliata e dannosa.Non solo. Si trattava di una scelta in palese contraddizione con quella relativa alla costruzione di due aree di parcheggio di interscambio, poste ai margini della città, in località Cimino e Croce, destinate nelle intenzioni a ridurre i flussi di traffico veicolare privato e a rilanciare quello pubblico. Quanti automobilisti le avrebbero utilizzate sapendo che avrebbero potuto arrivare direttamente in auto in pieno centro dove avrebbero trovato ad attenderli un megaparcheggio alla Rotonda?
Come dimostra l’esperienza di tante città italiane ed europee, la costruzione di nuovi parcheggi nel centro delle città produce un automatico incremento del traffico automobilistico privato. La conseguenza è un maggior inquinamento atmosferico. Non è di questo che Taranto ha bisogno, ma del suo esatto contrario: minor traffico e minor inquinamento.
Senza andare lontano, a Bari, soli 90 km di distanza dalla nostra città si è sperimentato con successo un piano urbano della mobilità con ampi parcheggi ai margini del centro cittadino (non all’interno !) ed un servizio efficiente di mezzi pubblici di superficie, con corsie preferenziali per i bus urbani, navette veloci verso il centro e piste ciclabili con il sistema del bike&ride.
Al Comune di Taranto chiediamo di continuare sulla strada giusta: la strada di una mobilità urbana che privilegi il mezzo pubblico, la ciclabilità e la pedonalità. (Legambiente)
giovedì 14 febbraio 2013
E che patto!
Un patto d'acciaio (offre Riva) tra i commercianti in crisi nera e
gli architetti in crisi cronica per accaparrarsi qualche spicciolo del
piano città!
Si spera nella "benevolenza" ministeriale e nella solita città vecchia moribonda che dai tempi della Di Bello è sempre buona per fare impressione ai benpensanti (e dispensanti).
Un
patto per la città, siglato con l’Ordine degli Architetti con
l’obiettivo di arrivare, a strettissimo giro, ad un piano per la
riqualificazione di Taranto.
La novità, annunciata nei giorni scorsi dal presidente provinciale di Confcommercio, Leonardo Giangrande, ha ora il crisma dell’ufficialità. Stamattina nella sede di viale Magna Grecia è stato sottoscritto l’atto d’intesa a livello provinciale tra la stessa Confcommercio e l’Ordine degli Architetti, rappresentato dal suo presidente, Pietro Dione.
“La situazione di grave difficoltà che il territorio sta vivendo richiede grande impegno da parte delle organizzazioni professionali e d’impresa, finalizzato a ricercare percorsi di crescita del territorio che consentano la realizzazione di un progetto organico, condiviso per superare il modello imposto” è stato spiegato durante l’incontro con la stampa.
A sottolineare lo spirito dell’iniziativa che fa da apripista a livello nazionale, il presidente Giangrande: “Come abbiamo più volte spiegato, si parte dalla considerazione che non si può pensare all’ampliamento della città, ma si deve partire dalla riqualificazione del Borgo, dove gli abitanti vanno via e le imprese chiudono”. Giangrande stima in almeno 12mila i residenti che hanno abbandonato il centro da qualche anno a questa parte.
“Con questo accordo, e con l’appoggio di Confcommercio nazionale che mette a disposizione il supporto tecnico e logistico (parteciperà anche l’architetto Angelo Patrizio), vogliamo arrivare al progetto di riqualificazione della città, siamo i primi a livello nazionale, vista l’emergenza del territorio”.
E sui tempi: “Stiamo già lavorando e nel giro di poco tempo presenteremo la nostra idea di piano di sviluppo della città”.
Sotto l’aspetto più prettamente tecnico, l’intesa si pone l’obiettivo di favorire la piena operatività nel territorio del ‘Patto per la Città’, utilizzando al meglio le disponibilità del Piano nazionale per le Città 2012/13 e divenendo promotori dei Contratti di Valorizzazione Urbana. Il protocollo prevede: lo “Sviluppo degli scambi culturali e professionali”.
A livello provinciale si intende: “favorire la piena collaborazione tra pubblico e privato nelle azioni di recupero delle aree urbane; promuovere la nascita e lo sviluppo dei Distretti Urbani del Commercio (Reg. Reg. n. 15 del 2011); organizzare iniziative di studio e ricerca per la riqualificazione degli spazi urbani, l’utilizzo delle aree demaniali, lo sviluppo delle attività produttive”. Le azioni a breve termine: “coinvolgimento di Urban Pro (gruppi misti di consulenza e progettazione tra esperti e tecnici); organizzazione di un convegno sui ‘Distretti Urbani del Commercio’; e il confronto con le Amministrazioni comunali per l’avvio dei Distretti Urbani del commercio”. (TS)
Si spera nella "benevolenza" ministeriale e nella solita città vecchia moribonda che dai tempi della Di Bello è sempre buona per fare impressione ai benpensanti (e dispensanti).
Ecco il “patto per la città” per riqualificare Taranto
La novità, annunciata nei giorni scorsi dal presidente provinciale di Confcommercio, Leonardo Giangrande, ha ora il crisma dell’ufficialità. Stamattina nella sede di viale Magna Grecia è stato sottoscritto l’atto d’intesa a livello provinciale tra la stessa Confcommercio e l’Ordine degli Architetti, rappresentato dal suo presidente, Pietro Dione.
“La situazione di grave difficoltà che il territorio sta vivendo richiede grande impegno da parte delle organizzazioni professionali e d’impresa, finalizzato a ricercare percorsi di crescita del territorio che consentano la realizzazione di un progetto organico, condiviso per superare il modello imposto” è stato spiegato durante l’incontro con la stampa.
A sottolineare lo spirito dell’iniziativa che fa da apripista a livello nazionale, il presidente Giangrande: “Come abbiamo più volte spiegato, si parte dalla considerazione che non si può pensare all’ampliamento della città, ma si deve partire dalla riqualificazione del Borgo, dove gli abitanti vanno via e le imprese chiudono”. Giangrande stima in almeno 12mila i residenti che hanno abbandonato il centro da qualche anno a questa parte.
“Con questo accordo, e con l’appoggio di Confcommercio nazionale che mette a disposizione il supporto tecnico e logistico (parteciperà anche l’architetto Angelo Patrizio), vogliamo arrivare al progetto di riqualificazione della città, siamo i primi a livello nazionale, vista l’emergenza del territorio”.
E sui tempi: “Stiamo già lavorando e nel giro di poco tempo presenteremo la nostra idea di piano di sviluppo della città”.
Sotto l’aspetto più prettamente tecnico, l’intesa si pone l’obiettivo di favorire la piena operatività nel territorio del ‘Patto per la Città’, utilizzando al meglio le disponibilità del Piano nazionale per le Città 2012/13 e divenendo promotori dei Contratti di Valorizzazione Urbana. Il protocollo prevede: lo “Sviluppo degli scambi culturali e professionali”.
A livello provinciale si intende: “favorire la piena collaborazione tra pubblico e privato nelle azioni di recupero delle aree urbane; promuovere la nascita e lo sviluppo dei Distretti Urbani del Commercio (Reg. Reg. n. 15 del 2011); organizzare iniziative di studio e ricerca per la riqualificazione degli spazi urbani, l’utilizzo delle aree demaniali, lo sviluppo delle attività produttive”. Le azioni a breve termine: “coinvolgimento di Urban Pro (gruppi misti di consulenza e progettazione tra esperti e tecnici); organizzazione di un convegno sui ‘Distretti Urbani del Commercio’; e il confronto con le Amministrazioni comunali per l’avvio dei Distretti Urbani del commercio”. (TS)
Eco?
Comunicato stampa di Legambiente
Non chiamatelo Tartarugaio: il nome giusto è ECOMOSTRO!
Da
alcuni mesi – nonostante un coro di proteste - sta sorgendo, come un
indesiderato e velenoso fungo, una nuova costruzione ai piedi della sky
line della Città Vecchia, destinata a diventare una clinica per curare
le tartarughe.
La vicenda è abbastanza nota ed è stata oggetto di diverse critiche - tra le altre quella della nostra Associazione – nonché di una indagine della magistratura seguita alla presentazione di uno specifico esposto.
Nel ribadire la nostra più assoluta contrarietà verso questo intervento sciagurato, e considerato che la Commissione Assetto del Territorio del Comune di Taranto dovrà tornare ad occuparsene nei prossimi giorni, vogliamo porre pubblicamente qualche interrogativo, che ci auguriamo non rimanga senza risposta.
Perché costruire un nuovo edificio in cemento armato in Città Vecchia, quando è universalmente riconosciuta la inderogabile necessità, invece, di restaurare il patrimonio edilizio pubblico abitativo e di interesse storico-artistico dell'Isola?
Perché, per non sprecare (se non ricordiamo male le dichiarazioni dell'ex assessore Lucio Pierri) 700.000 euro di soldi pubblici, se ne devono spendere 2.300.000, sempre pubblici, per un manufatto di cui non si avverte alcun necessità?
Perché si è deciso di modificare il “volto” dell'Isola senza ascoltare i cittadini, gli ordini professionali e tutti i portatori di interesse attraverso una procedura partecipata che dovrebbe guidare, inderogabilmente, scelte così impattanti?
Sono state interpellate le Soprintendenze Archeologica e ai Monumenti? Se ciò è avvenuto ci chiediamo in base a quali criteri abbiano dato il proprio benestare, tenuto conto che il faro di ogni intervento in Città Vecchia dovrebbe essere il Piano Blandino, che assolutamente esclude ogni e qualsivoglia nuova edificazione sull'Isola.
É come se accanto al Colosseo si desse l'autorizzazione ad edificare una casupola, in un ipotetico stile “romano” e si pretendesse di far digerire ai cittadini tale intervento come un utile ed importante orpello per valorizzare l'antico. Assurdo.
Al momento non sappiamo come andrà a finire questo pasticcio urbanistico. Passano i giorni e l'indigesta opera cresciuta in tutta fretta pare abbandonata, forse a causa dell'intervento della magistratura della cui indagine attendiamo l’esito.
Riteniamo però che l'Amministrazione Comunale abbia, a questo punto, il dovere di ripensare l’intervento, di consultare i cittadini, gli ordini professionali, tutti i portatori di interesse, discutere ed esibire pubblicamente l'intera documentazione attinente l'opera: pareri, progetti, consulenze, incarichi, studi sull'impatto e sulle ricadute dell'operazione.
Ci chiediamo, tra l’altro, con quali soldi si potrà far funzionare, nel tempo, questa ipotetica clinica per tartarughe. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo che al danno si aggiunga la beffa e che questo scempio si riveli l'ennesimo contenitore vuoto e inutile, un ECOMOSTRO insomma, per dirla con un termine coniato da Legambiente ormai molti anni fa.
E Taranto ha bisogno di bellezza, non dell’ennesimo ecomostro.
Non chiamatelo Tartarugaio: il nome giusto è ECOMOSTRO!
Da
alcuni mesi – nonostante un coro di proteste - sta sorgendo, come un
indesiderato e velenoso fungo, una nuova costruzione ai piedi della sky
line della Città Vecchia, destinata a diventare una clinica per curare
le tartarughe. La vicenda è abbastanza nota ed è stata oggetto di diverse critiche - tra le altre quella della nostra Associazione – nonché di una indagine della magistratura seguita alla presentazione di uno specifico esposto.
Nel ribadire la nostra più assoluta contrarietà verso questo intervento sciagurato, e considerato che la Commissione Assetto del Territorio del Comune di Taranto dovrà tornare ad occuparsene nei prossimi giorni, vogliamo porre pubblicamente qualche interrogativo, che ci auguriamo non rimanga senza risposta.
Perché costruire un nuovo edificio in cemento armato in Città Vecchia, quando è universalmente riconosciuta la inderogabile necessità, invece, di restaurare il patrimonio edilizio pubblico abitativo e di interesse storico-artistico dell'Isola?
Perché, per non sprecare (se non ricordiamo male le dichiarazioni dell'ex assessore Lucio Pierri) 700.000 euro di soldi pubblici, se ne devono spendere 2.300.000, sempre pubblici, per un manufatto di cui non si avverte alcun necessità?
Perché si è deciso di modificare il “volto” dell'Isola senza ascoltare i cittadini, gli ordini professionali e tutti i portatori di interesse attraverso una procedura partecipata che dovrebbe guidare, inderogabilmente, scelte così impattanti?
Sono state interpellate le Soprintendenze Archeologica e ai Monumenti? Se ciò è avvenuto ci chiediamo in base a quali criteri abbiano dato il proprio benestare, tenuto conto che il faro di ogni intervento in Città Vecchia dovrebbe essere il Piano Blandino, che assolutamente esclude ogni e qualsivoglia nuova edificazione sull'Isola.
É come se accanto al Colosseo si desse l'autorizzazione ad edificare una casupola, in un ipotetico stile “romano” e si pretendesse di far digerire ai cittadini tale intervento come un utile ed importante orpello per valorizzare l'antico. Assurdo.
Al momento non sappiamo come andrà a finire questo pasticcio urbanistico. Passano i giorni e l'indigesta opera cresciuta in tutta fretta pare abbandonata, forse a causa dell'intervento della magistratura della cui indagine attendiamo l’esito.
Riteniamo però che l'Amministrazione Comunale abbia, a questo punto, il dovere di ripensare l’intervento, di consultare i cittadini, gli ordini professionali, tutti i portatori di interesse, discutere ed esibire pubblicamente l'intera documentazione attinente l'opera: pareri, progetti, consulenze, incarichi, studi sull'impatto e sulle ricadute dell'operazione.
Ci chiediamo, tra l’altro, con quali soldi si potrà far funzionare, nel tempo, questa ipotetica clinica per tartarughe. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo che al danno si aggiunga la beffa e che questo scempio si riveli l'ennesimo contenitore vuoto e inutile, un ECOMOSTRO insomma, per dirla con un termine coniato da Legambiente ormai molti anni fa.
E Taranto ha bisogno di bellezza, non dell’ennesimo ecomostro.
giovedì 31 gennaio 2013
I panzer sulla Città Vecchia
Ed ecco ormai svelata la manovra speculativa dei palazzinari
tarantini, l'unica industria alternativa a quella multinazionale.
Bloccati da una città in contrazione dove non si vende manco più una
cuccia per cani, i palazzinari si sono uniti per marciare sulla città
vecchia e annodare il cappio della speculazione intorno al patrimonio
comunale sull'isola, che ammonta ad oltre il 70%.
Un patrimonio, lo ricordiamo, che non viene da donazioni ma da espropri e deportazioni di massa fatti nel nome del risanamento e solo per metà portati a termine.
Ora, dopo decenni di incuria, i palazzinari si presentano con il cilindro e il bastone a bussare alla porta di Stefano, il più debole e ignavo dei sindaci che la città abbia mai avuto per chiedere i suoi gioielli in cambio di un tozzo di pane: qualche appartamento da cedere a canone agevolato per una ventina d'anni.
Già negli scorsi anni questa manovra era partita con il peggior progetto di rigenerazione urbana che sia stato prodotto da un comune pugliese dopo il varo della legge regionale. Talmente sfacciato nelle sue intenzioni speculative da essere bocciato dalla Regione per ben due volte.
Alla fine, forti del panico da Ilva e dietro l'incalzare dei crolli, i palazzinari hanno ottenuto il piano e ora parte la manovra di aggiramento per chiamare gli investitori allocchi d'Italia per finanziare abbattimenti e ristrutturazioni all'insegna di una qualità edilizia a prova di geometra di provincia.
Sono andati a dipingere gondole sulle rive del Mar Piccolo per vendere come possibile paradiso immobiliare il centro delle contraddizioni della città meno turistica d'Europa.
Forse chi ha detto che al peggio non c'è mai fine era di queste parti...
Un appuntamento che quest’anno si svolgerà dal 4 al 6 giugno e che su
25mila metri quadrati di superficie espositiva presenterà sui tavoli di
intermediazione immobiliare internazionale anche una fetta della Puglia
da valorizzare e probabilmente una importante porzione di Taranto con
la possibilità di mettere in vetrina potenzialità immobiliari che
potrebbero riguardare diversi settori: dal turistico-ricettivo al retail
e commerciale, dai centri storici da rivalutare al social housing al
terziario e residenziale.
Ambizioso progetto condiviso anche da Antonio Intiglietta che non esclude nel book elettronico del “The Best of Italy” (stilato ogni anno dall’organizzazione dell’EIRE e sottoposto all’attenzione degli investitori internazionali- ndr) una presenza più che qualificata della progettualità made in Taranto.
Un appeal che sembra essere confermato anche dall’alto valore di patrimonio demaniale e pubblico immediatamente disponibile alla riqualificazione.
Taranto, seconda solo a Roma in termini di beni demaniali, potrebbe essere dunque uno dei laboratori più interessanti dell’EIRE di quest’anno e attrarre così opportunità capaci di ridisegnare il futuro della provincia ionica. Città come Bologna, Torino e vaste aree di territorio della Toscana hanno già segnato importanti best practice in questo settore. Ma anche al Sud esistono esempi virtuosi come quello dell’isola di Ortigia a Siracusa totalmente recuperata grazie ad una serie di interventi di tutela e recupero del centro storico.
Alla riunione, a tal proposito, erano presenti l’assessore al patrimonio del Comune di Taranto, Barbara Scozzi, il sindaco di Palagianello, Labalestra e gli assessori al turismo e ai lavori pubblici del Comune di Castellaneta, Angelillo e Rubino.
Nel corso dell’incontro è stata ufficialmente chiesta ai rappresentanti degli enti locali presenti la possibilità di un confronto più serrato con le amministrazioni comunali al fine di poter coordinare un gruppo di lavoro che lavori sulla individuazione dei progetti da presentare ad EIRE 2013 nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Regione Puglia alla quale ANCE Taranto ha aderito. (Quotidiano Italiano)
Un patrimonio, lo ricordiamo, che non viene da donazioni ma da espropri e deportazioni di massa fatti nel nome del risanamento e solo per metà portati a termine.
Ora, dopo decenni di incuria, i palazzinari si presentano con il cilindro e il bastone a bussare alla porta di Stefano, il più debole e ignavo dei sindaci che la città abbia mai avuto per chiedere i suoi gioielli in cambio di un tozzo di pane: qualche appartamento da cedere a canone agevolato per una ventina d'anni.
Già negli scorsi anni questa manovra era partita con il peggior progetto di rigenerazione urbana che sia stato prodotto da un comune pugliese dopo il varo della legge regionale. Talmente sfacciato nelle sue intenzioni speculative da essere bocciato dalla Regione per ben due volte.
Alla fine, forti del panico da Ilva e dietro l'incalzare dei crolli, i palazzinari hanno ottenuto il piano e ora parte la manovra di aggiramento per chiamare gli investitori allocchi d'Italia per finanziare abbattimenti e ristrutturazioni all'insegna di una qualità edilizia a prova di geometra di provincia.
Sono andati a dipingere gondole sulle rive del Mar Piccolo per vendere come possibile paradiso immobiliare il centro delle contraddizioni della città meno turistica d'Europa.
Forse chi ha detto che al peggio non c'è mai fine era di queste parti...
Taranto e il suo patrimonio al centro prossimo EIRE a Milano. Marinaro: “Progetto che valorizzi isola antica”
Taranto e il suo patrimonio immobiliare al centro di un incontro tra i vertici di ANCE Confindustria locali e Antonio Intiglietta presidente di EIRE, una delle più grandi fiere internazionali del Real Estate che si tiene ogni anno a Milano. In poche parole il grande business del patrimonio immobiliare che ogni anno in primavera viene posto all’attenzione dei grandi investitori e dei grandi Fondi d’investimento del settore.«Stiamo valutando l’ipotesi di presentare un progetto che valorizzi il sistema Taranto partendo dai programmi di rigenerazione urbana che dovranno riguardare al più presto l’isola antica – dice Antonio Marinaro, presidente di ANCE Taranto – ma siamo più che mai convinti che la vetrina che il territorio, compresa la sua provincia, potrà conquistare in ambito internazionale sia anche un ottima occasione per non svendere o peggio ancora lasciare in abbandono vaste aree di pregio consentendo così agli operatori, ad esempio, di agire con il pubblico per valorizzare al meglio il patrimonio».Così ANCE candida autorevolmente Taranto ad EIRE 2013, forte dell’impegno regionale per una presenza qualificata delle potenzialità del sistema Puglia nel campo della trasformazione urbana e valorizzazione dei patrimoni immobiliari pubblici.
Ambizioso progetto condiviso anche da Antonio Intiglietta che non esclude nel book elettronico del “The Best of Italy” (stilato ogni anno dall’organizzazione dell’EIRE e sottoposto all’attenzione degli investitori internazionali- ndr) una presenza più che qualificata della progettualità made in Taranto.
Un appeal che sembra essere confermato anche dall’alto valore di patrimonio demaniale e pubblico immediatamente disponibile alla riqualificazione.
Taranto, seconda solo a Roma in termini di beni demaniali, potrebbe essere dunque uno dei laboratori più interessanti dell’EIRE di quest’anno e attrarre così opportunità capaci di ridisegnare il futuro della provincia ionica. Città come Bologna, Torino e vaste aree di territorio della Toscana hanno già segnato importanti best practice in questo settore. Ma anche al Sud esistono esempi virtuosi come quello dell’isola di Ortigia a Siracusa totalmente recuperata grazie ad una serie di interventi di tutela e recupero del centro storico.
«Ma noi saremo in grado di attrarre investimenti – ha detto Intiglietta – solo se saremo capaci di presentare progetti maturi, con capacità gestionale certa e interlocutori certi».Insomma, le valorizzazioni riuscite e i modelli vincenti chiamano a responsabilità non solo chi progetta e investe, ma anche e soprattutto le istituzioni e gli enti locali chiamati a sostenere le leve del cambiamento.
Alla riunione, a tal proposito, erano presenti l’assessore al patrimonio del Comune di Taranto, Barbara Scozzi, il sindaco di Palagianello, Labalestra e gli assessori al turismo e ai lavori pubblici del Comune di Castellaneta, Angelillo e Rubino.
Nel corso dell’incontro è stata ufficialmente chiesta ai rappresentanti degli enti locali presenti la possibilità di un confronto più serrato con le amministrazioni comunali al fine di poter coordinare un gruppo di lavoro che lavori sulla individuazione dei progetti da presentare ad EIRE 2013 nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Regione Puglia alla quale ANCE Taranto ha aderito. (Quotidiano Italiano)
martedì 2 ottobre 2012
martedì 7 febbraio 2012
martedì 24 gennaio 2012
Ancora dubbi sulla rigenerazione e una proposta d'incontro
A riguardo del controverso progetto comunale di "Rigenerazione Urbana", il Comitato di Quartiere "Città Vecchia" rileva che tale progetto, lungi dal rappresentare un'occasione importante di dialogo con la città da parte delle autorità locali, le vede invece procedere nel tradizionale stile delle nostre amministrazioni cittadine, influenzabili soltanto da chi abbia un peso sociale rilevante. Dopo la pubblica, motivata bocciatura di Confcommercio e Confesercenti si è aggiunto in seguito, a qualificare negativamente il progetto, il documento inviato all'Amministrazione Comunale dall'Ordine degli Architetti, che definisce il piano di rigenerazione, così com'è stato formulato, "sommario e privo di effettiva strategia urbanistico-territoriale", rilevando inoltre che "non solo non è stato messo a punto con la partecipazione degli abitanti ma, prima della sua adozione definitiva, non vi è stato alcun dibattito politico-culturale mirante alla condivisione delle scelte".
Tornano in mente alcune avvisaglie importanti: l’insostenibile leggerezza con la quale sono stati letteralmente dissipati occasioni e fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con i progetti Urban II e l'assurda, recente operazione di divisione, mediante “panettoni” di cemento e cancello di ferro, di piazza San Francesco in Città Vecchia, a cui gli abitanti hanno reagito con civile e fermo dissenso, avanzando proposte che restano, al momento, inascoltate e sepolte, come le “chianche” del basolato storico di via Duomo riseppellite da strati di bitume.
Per quanto riguarda la conosciuta realtà in cui vive, il Comitato di Quartiere Città Vecchia chiede a chi di competenza di rendere pubblica informazione circa lo stato di avanzamento del Piano urbanistico di Rigenerazione e invita cittadini, realtà di base e tutti coloro che hanno a cuore l’isola ed i suoi abitanti - con il loro bagaglio “diffuso” di cultura popolare e memoria storica - a partecipare ad una nuova assemblea pubblica, che si terrà giovedi 26 Genn., alle ore 19.00, in via Paisiello, presso i locali del Comitato di Quartiere Città Vecchia, per decidere delle prossime iniziative da adottare in merito.
“TARANTO VECCHIA E’ TARANTO!”
Tornano in mente alcune avvisaglie importanti: l’insostenibile leggerezza con la quale sono stati letteralmente dissipati occasioni e fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con i progetti Urban II e l'assurda, recente operazione di divisione, mediante “panettoni” di cemento e cancello di ferro, di piazza San Francesco in Città Vecchia, a cui gli abitanti hanno reagito con civile e fermo dissenso, avanzando proposte che restano, al momento, inascoltate e sepolte, come le “chianche” del basolato storico di via Duomo riseppellite da strati di bitume.
Per quanto riguarda la conosciuta realtà in cui vive, il Comitato di Quartiere Città Vecchia chiede a chi di competenza di rendere pubblica informazione circa lo stato di avanzamento del Piano urbanistico di Rigenerazione e invita cittadini, realtà di base e tutti coloro che hanno a cuore l’isola ed i suoi abitanti - con il loro bagaglio “diffuso” di cultura popolare e memoria storica - a partecipare ad una nuova assemblea pubblica, che si terrà giovedi 26 Genn., alle ore 19.00, in via Paisiello, presso i locali del Comitato di Quartiere Città Vecchia, per decidere delle prossime iniziative da adottare in merito.
“TARANTO VECCHIA E’ TARANTO!”
venerdì 20 gennaio 2012
L'archeologia del contemporaneo, ovvero l'idiozia!
Come la tela di Penelope, ecco la difesa d'ufficio di Nistri, assessore al (sotto)borgo antico: l'asfalto su via Duomo chiude i lavori dell'acquedotto (ente a partecipazione pubblica che funziona coi soldi dei cittadini)e li passa al comune che lo rimuoverà (a spese dei cittadini) per risistemare le chianche...
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!
CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso
E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!
CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso
E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)
mercoledì 18 gennaio 2012
Asfalto storico
CITTA’ VECCHIA – Addio chianche, colata di asfalto in via Duomo e piazza Castello
| L'asfalto su via Duomo. |
La promessa era stata chiara: in via Duomo sarebbe stata riportata alla luce l’antica pavimentazione del borgo antico fatta di chianche (leggi QUI il nostro post con l’annuncio fatto a dicembre 2010). La realtà testimoniata dal nostro Gianpiero Romano, visibile nella foto che riportiamo, però è ben diversa ed è un vero pugno nello stomaco per tutti coloro i quali amano questa città, l’Isola e la sua storia. Tanto il tratto iniziale di via Duomo, che un’area di piazza Castello adiacente al ristorante 74Cento sono stati ricoperti con una colata di asfalto che, per assurdo, è andata a coprire anche quel po’ di antico basolato che era presente in entrambi i siti. Su via Duomo è probabile che gli operai dell’Acquedotto Pugliese che stanno svolgendo i lavori, non abbiano trovato chianche sotto il manto stradale, poiché queste furono asportate diversi anni fa da quel tratto di strada, ma nell’annuncio si faceva riferimento al ripristino delle chianche fino alla sede universitaria del Convento di San Francesco, cosa che lasciava presagire prima di tutto la conoscenza dello stato di fatto della pavimentazione sottostante e, secondariamente, che, in assenza di chianche, si sarebbe provveduto a metterne in sede di nuove con pari caratteristiche. Nulla di tutto questo, solo un impietoso tappetino di catrame a coprire anche ciò che c’era di buono. Un vero sacrilegio ai danni dell’Isola, tanto che abbiamo inoltrato agli assessori alla Città Vecchia Nistri e a quello ai Lavori Pubblici Spalluto le righe che seguono. C’è dell’altro anche rispetto a quanto fu detto poche settimane fa circa la posa di chianche davanti al Municipio (leggi QUI la notizia a riguardo). Anche in quel caso si parlò di ripristino della vecchia pavimentazione e si è scoperto, a lavori ultimati, che si trattava della posa di una fascia di pietra di Trani alla base del marciapiede davanti a palazzo di Città, cosa assai lontana dalle caratteristiche chianche che è possibile ammirare davanti alla Cattedrale di San Cataldo (volendo sperare che non si siano confuse le lastre di pietra bianca di Trani con le chianche nere del centro storico!). Ad ogni modo non possiamo permetterci di perdere speranze in alcuno dei campi che possono determinare il rilancio di Taranto, perciò l’augurio non è tanto che gli assessori rispondano alla nostra e-mail, ma che possano rivedere questa decisione davvero infelice.
Gentili assessori Nistri e Spalluto,
nel dicembre 2010 annunciaste un accordo fra i due assessorati da voi diretti, per ripristinare l’antica pavimentazione in chianche su via Duomo, ma ieri gli operai dell’AQP hanno provveduto ad asfaltare l’intero tratto iniziale della via coprendo anche qualcuna delle poche chianche che c’erano, tanto lì, che in piazza Castello davanti al ristorante 74Cento. Nel caso di via Duomo ci risulta che le chianche prima presenti siano state asportate anni fa, ma ci auguravamo che l’annuncio sottintendesse una conoscenza dello stato della pavimentazione presente o che, in mancanza di chianche in loco, si sarebbe provveduto a posizionarne di nuove e non certo che si asfaltasse tutta la zona. Discorso ancor più grave vale per piazza Castello, dove le chianche sotto all’asfalto ci sono e in parte sono anche state portate alla luce. Anche qui l’asfalto ha coperto tutto o quasi, andando nel senso opposto a quanto da voi previsto e da noi auspicato in ossequio alla storia della nostra Isola.
Vi chiediamo in proposito delle spiegazioni e di fare quanto nelle vostre possibilità per il reale ripristino, o posa, delle chianche nel nostro Borgo antico.
ViviTaranto, rete per lo sviluppo turistico-culturale di Taranto
ViviTaranto, rete per lo sviluppo turistico-culturale di Taranto
martedì 10 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
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